giovedì 9 luglio 2009

L'enciclica del Papa


Cliccando qui, si possono scaricare tutte le 125 pagine della nuova enciclica di Benedetto XVI.

Per illustrerne i contentuti mi affido alla riflessione del Governatore della Banca d'Italia, riportata dall'agenzia ASCA.

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 8 lug - ''Uno sviluppo di lungo periodo non e' possibile senza l'etica''. Lo scrive il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in un intervento sui temi dell'enciclica di Benedetto XVI ''Caritas in veritate'' pubblicato oggi sulle colonne dell'Osservatore Romano. ''La Chiesa - osserva Draghi - promuove lo sviluppo integrale dell'uomo; se non e' di tutto l'uomo, di ogni uomo, lo sviluppo non e' vero sviluppo''. Ed e' a partire da questo punto di riferimento che ''l'enciclica ritorna sul tema antico del rapporto fra etica ed economia'', un legame di cui ''la crisi attuale conferma la necessita''' mostrando ''la fragilita' di un modello prono a eccessi che ne hanno determinato il fallimento''.

Fino ad oggi, prosegue infatti il governatore, si e' vissuto in una economia ''in cui gli operatori considerano lecita ogni mossa, in cui si crede ciecamente nella capacita' del mercato di autoregolamentarsi, in cui divengono comuni gravi malversazioni, in cui i regolatori dei mercati sono deboli o prede dei regolati, in cui i compensi degli alti dirigenti d'impresa sono ai piu' eticamente intollerabili, non puo' essere un modello per la crescita del mondo''.

''L'espulsione dell'etica dal campo d'indagine della scienza economica'', prosegue Draghi, ''ha generato un modello incapace di dar conto compiutamente degli atti umani in ambito economico e di spiegare l'esistenza delle istituzioni rilevanti per il mercato solo come risultato della mera interazione di agenti razionali ed egoisti''.

Viceversa, ''ogni decisione economica ha conseguenze di carattere morale'' e ''secondo la dottrina sociale della Chiesa, se l'autonomia della disciplina economica implica l'indifferenza dell'etica, si spinge l'uomo ad abusare dello strumento economico'': cosi', ''se non e' piu' il mezzo per il raggiungimento del fine ultimo - il bene comune - il profitto rischia di generare poverta'''.

Il governatore di Bankitalia richiama il principio di sussidiarieta' che papa Ratzinger declina come ''strumento importante per rispondere in prospettiva alla crisi attuale'', laddove nell'enciclica propone di ''affidare il governo della globalizzazione a un'autorita' policentrica (poliarchia)'', ''posta sopra una realta' economica complessa che non si lascia piu' ridurre a poche, per quanto violente, contrapposizioni d'interessi''. ''E' necessario ricostruire la fiducia delle imprese, delle famiglie, dei cittadini, delle persone nella capacita' di crescita stabile delle economie'', conclude Draghi, e ''a lungo andare questa fiducia non puo' essere disgiunta da un'istanza morale''.

Combattere la diseguaglianza

Massimo Cacciari al convegno di Rutelli

Il problema etico

Intervento di Andrea Sarubbi all'incontro di Rutelli.


lunedì 6 luglio 2009

All'Amatori Lama la coppa disciplina


Non poteva esserci un finale migliore per la squadra di mister Cecconi. L'Amatori Lama, dopo la vittoria del campionato, si aggiudica anche la coppa disciplina del girone B.
Una coppa carica di significato sportivo e non solo che , da un lato sancisce la vittoria più importante e più dura ottenuta con il fair play (chimera nel calcio italiano), dall'altro lato dà un "calcio" (consentitemi l'espressione) a coloro che colti dalla mania del risultato finale costi quel che costi pensano solo alla vittoria.
Complimenti sinceri alla squadra di mister Cecconi, ora è arrivata anche la ciliegina sulla torta!!!!!!!!!!!!!!

domenica 5 luglio 2009

Bersani: ecco il mio PD


Un partito popolare, radicato nel territorio, che guardi alle nuove generazioni senza per questo lasciare alle spalle la sua storia. E’ l’idea del PD tracciata da Pier Luigi Bersani, nel discorso di presentazione della sua candidatura. “Ho in mente un partito nel quale c'è rispetto per la generazione precedente – ha detto Bersani davanti ad una platea composta in gran parte da giovani amministratori dopo aver fatto il suo ingresso accompagnato dalle note della canzone ‘Un senso’ di Vasco Rossi - In cui la generazione che viene prima apre la strada alla generazione più giovane accompagnandola. E' mio impegno aprire a una nuova classe dirigente che c'e' già, non e' inventata". Quanto al partito, Bersani ha spiegato che “ci sono forti correzioni da fare. Il nostro problema è non aver messo il nostro progetto su basi culturali abbastanza solide. Per me il Pd e' un partito del lavoro, laico, popolare, che sta là dove stanno i partiti progressisti, socialisti, liberaldemocratici", un partito “non classista, non populista, capace di elaborare linguaggi legati alla vita reale, che renda concreta l’idea di uguaglianza”."Io sono il candidato di nessuno che pensa ci sia bisogno di tutti", ha sottolineato con forza, rivendicando anche la sua capacità di innovazione. "Mi sono sempre preso la briga di voler cambiare qualcosa, ovunque sono stato non ho mai lasciato le cose come le ho trovate. Questo per due motivi, semplici e banali: la terra gira tutti i giorni e questa società non mi piace per tutto. Quindi, parliamo di innovazione a chiacchiere? Allora io non partecipo. Se invece parliamo di fatti allora credo di avere qualcosa da dire". La sfida comune, d'altronde, e' quella del Partito democratico e "il nostro progetto non e' stato mai messo in discussione, ora ci sono le condizioni politiche per riaffermare il nostro progetto per rimetterci in cammino".Sulla "sovranità" del partito, essa deve appartenere a "elettori e iscritti": "Ribadisco – ha proseguito - il valore democratico delle primarie che non possono essere solo procedure elettorali ma un momento di coinvolgimento e si devono fare nelle coalizioni". E inoltre "non ci deve essere automatismo tra le cariche di partito e ruoli istituzionali". Bersani ha poi sottolineato la necessità di rilanciare un sistema di alleanze a cominciare dalle prossime elezioni amministrative perché "da soli non si può fare nulla. Bisogna definire il compito politico del Partito democratico facendo tre cose: profilare meglio il nostro progetto, tenere aperto il cantiere del partito e lavorare per definire un nuovo campo del centrosinistra”."Bisogna riconoscere l'autonomia delle altre forze di opposizione" perché "la vocazione maggioritaria non può lasciare immaginare un ruolo esaustivo per il Partito democratico"."Guardiamo avanti ma senza perdere di vista il passato. Negli ultimi centocinquant'anni tanta gente pronunciando le nostre stesse parole le ha pagate a un prezzo ben più alto". Pier Luigi Bersani chiude la presentazione della sua mozione puntando ancora l'attenzione sul tema del rinnovamento. "Se andassimo nel futuro senza sentire questi legami – ha detto - saremmo come astronauti persi nello spazio. Il nostro cuore deve battere per l'antichissima e modernissima idea che questo paese possa essere giovane e giusto. Io penso che chi ci crede e' giovane, ed e' vecchio chi non ci crede più".

sabato 4 luglio 2009

Ignazio Marino ha deciso si candida: «Io ci sono», recita il suo manifesto

di MA. GE./ F.L.

Ignazio Marino è in campo per la segreteria del Partito democratico. Smessi i panni da medico ieri sera, dopo un trapianto di fegato, ha detto all’Unità: «Stamattina ho operato a Verona. La signora si è svegliata, mi ha parlato, l’intervento è riuscito. Oggi è una grande giornata per ricominciare, per cominciare un’avventura politica che in questi giorni in tanti mi hanno chiesto di fare. Non ho paura, provo la stessa sensazione vissuta tante volte nella vita prima di un intervento chirurgico che non avevo mai fatto. Ma anche la stessa determinazione».

Il senatore del Pd stasera sarà alla festa democratica di Roma e spiegherà in oltre due ore le ragioni di una scelta. Una scelta maturata a lungo che ha avuto in questi giorni un primo passaggio nel manifesto scritto fuori da una sala operatoria. «Ci sono tantissime forze nel paese che hanno davvero voglia di esprimersi- dice-. Ho ricevuto in queste settimane migliaia di messaggi. Ci sono persone che vogliono impegnarsi e che non lo farebbero se non trovassero un vero simbolo di rinnovamento».

Marino, che sta per raccontare molto di sé in un libro che uscirà in settembre per Einaudi, non è solo l’uomo della visione laica della bioetica, lui cattolico. Nient’affatto. «Ho sempre considerato il partito non un fine, ma un mezzo -sottolinea- Nel mio manifesto, scritto fuori da una sala operatoria, ho indicato quali sono le cose per cui mi voglio battere: la laicità, certo, la meritocrazia, la scuola. Noi dobbiamo essere il partito dei talenti, che finalmente realizzi una vera riforma della giustizia, che si batta per il rispetto delle regole, a tutti i livelli. Sono per la trasparenza e per un partito aperto».

Il senatore era al Lingotto e lì è stato sommerso dagli applausi con la sua citazione del Vangelo di Matteo. L’idea che era in lui è diventata allora progetto di tutti. E adesso con quello stesso linguaggio dice, «Io ci sono». L’uomo in più, il vero outsider di questa corsa congressuale. Che da chirurgo prestato alla politica ha deciso di sfidare i candidati già in campo e il bipolarismo Franceschini-Bersani a cui sembrava destinata al corsa congressuale. Sarà il terzo solo in ordine di tempo, anche se il pressing, da una parte e dell’altra, perché si tirasse indietro è stato fortissimo.

Ci sono i «piombini», con lui. La decisione l’ha comunicata a loro per primi, uscito dalla sala operatoria - un giorno a settimana continua a dedicarlo ai pazienti -, nell’ospedale Megrar di Valpolicella, in provincia di Verona, dove li ha convocati. C’erano Pippo Civati, Marta Meo, Pierfrancesco Maiorino, ex segretario dei Ds di Milano. «Io e Civati siamo ai due lati del ponte - conclude-. Facciamo un passo nella direzione dell’impegno personale. Bisogna che le persone che credono in noi facciano un passo nella nostra direzione andando questa settimana a tesserarsi. Con migliaia e migliaia di tesserati, partiremo insieme per questra avventura».

L'UNITA' del 04 luglio 2009

venerdì 3 luglio 2009

Festa di San Tommaso e Rassegna teatrale

Si svolgerà domenica prossima, 5 luglio, a Lama la festa di San Tommaso Apostolo, patrono della parrocchia.

Il programma religioso prevede, dopo la messa della mattina, alle 8.30, nel pomeriggio la celebrazione alle ore 17.30.

Seguiranno, nel piazzale antistante la chiesa, i giochi ed il “pic nic” in parrocchia.
Alle 21.30 inizierà invece la rassegna teatrale “Se non vedi non ci credi…”.

iunta alla quarta edizione la manifestazione – organizzata da parrocchia ed associazione “Quelli che passa il convento…” propone, ogni sera, l’esibizione di una compagnia teatrale amatoriale.
Il 5 luglio sarà messa in scena “Don Camillo”, commedia musicale allestita dall’associazione Teatrale “Ephedra” di Mogliano (MC).
Lunedì 6 luglio alle ore 21.30 la compagnia “Il Gorro” di Passignano sul Trasimeno proporrà “Barbara”.
Martedì 7 luglio (ore 21.30) sarà in scena “Eufrasia e Gervasio (purtroppo sposi)” Commedia in tre atti del Gruppo Teatrale “La Compagnia” di Perugia. La serata sarà l’occasione per raccogliere fondi pro terremoto.
Mercoledì 8 luglio sarà la volta di “Baciami Pietro”, piece messa in scena dalla compagnia “Il Carro” di Chiugiana di Corciano (PG).
ltimo appuntamento giovedì 9 luglio quando “I panni stesi” di Città di Castello proporranno “Il diavolo in casa”, commedia in due atti.

Intervenite numerosi!

40 anni di evoluzione scolastica


Ho trovato sul blog di Giorgio Israel questa vignetta. OPer chi vive la scuola e ci lavora, è una verità sconsolata e sacrosanta...

giovedì 2 luglio 2009

Sabato 4 luglio 2009 Giornata di festa per il progetto “InformAnziani” dell’Associazione “Genitori Oggi”


Il posto migliore dove prendersi cura delle persone anziane indigenti è certamente la loro abitazione ed il loro ambiente familiare. Spesso però solitudine, povertà ed uno stato di salute precario rendono gli anziani fragili e bisognosi di assistenza.
Un’emergenza sociale – spesso celata e a cui in diversi casi viene data davvero poca attenzione – a cui l’Associazione di Volontariato “Genitori Oggi” ha tentato di rispondere con il progetto “InformAnziani - Servizio gratuito di ascolto, informazione, orientamento e supporto domiciliare rivolto alle persone anziane e loro famiglie”, partito nel 2002 ma potenziato nel corso dell’ultimo anno grazie ad un importante cofinanziamento del CESVOL - Centro Servizi per il Volontariato di Perugia a valere sul Bando “Progettazione Sociale”, che ha consentito, tra le altre cose, di acquistare un automezzo nuovo ad uso esclusivo del servizio.

Sabato 4 luglio 2009 si svolgerà la giornata conclusiva del progetto “InformAnziani”, che visto la partecipazione di una vasta rete di soggetti pubblici e del privato sociale: Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, Regione Umbria – Servizio Civile, Comuni di Città di Castello, San Giustino e Citerna, Centro Accoglienza per Disabili “San Giovanni”, Cooperativa Sociale “Fiore Verde”.
Il programma dell’iniziativa è diviso in due parti:

- la mattina, alle ore 9.30, presso la Sala Consiliare del Comune di San Giustino, si svolgerà l’Incontro di presentazione dei risultati e dell’impatto sociale del progetto “InformAnziani”;


- il pomeriggio, dalle ore 17.30 in poi, presso la Casa Famiglia per Anziani “San Giovanni” di Città di Castello, si svolgerà la “Festa delle nonne e dei nonni insieme alle loro famiglie”.

Il servizio “InformAnziani” ha la propria sede in Via Nuova, 18 a Lama di San Giustino (PG) ed i volontari possono essere contattati al numero verde gratuito 800 48 33 03.
Il servizio “InformAnziani” promuove la cultura della domiciliarità a favore delle persone ultrasessantacinquenni che vivono in condizioni di isolamento e a forte rischio di esclusione sociale, perché prendersi cura degli anziani nel loro ambiente familiare è il modo migliore per alleviare il loro disagio.


Erri De Luca racconta l'immigrazione

martedì 30 giugno 2009

Democrazia e cittadini, la sfida del nuovo PD

Partiti regionali federati Democrazia e cittadini, la sfida del nuovo PD

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 30 Giugno 2009

Anche se tirare sassi contro i partiti è diventato un esercizio largamente condiviso, non ho mai visto funzionare una democrazia senza un ruolo forte e attivo dei partiti politici. Eppure le energie spese per mettere in pratica l’indicazione contenuta nell’ articolo 49 della nostra Costituzione sono state del tutto trascurabili. Anzi, dobbiamo constatare che sono state spese più energie a impedire che non ad accogliere l’invito dei padri costituzionali che hanno saggiamente scritto che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“.

Le conseguenze di questo comportamento sono di fronte agli occhi di tutti e non è un caso che in ogni competizione elettorale si moltiplichino le lamentele sulle candidature a cui i cittadini sono chiamati a dare il proprio voto. I cittadini si sentono infatti espropriati nelle loro scelte da decisioni che vengono prese con criteri assolutamente arbitrari e non comprensibili. Tutto questo è grandemente aiutato da una legge elettorale che non consente agli elettori di compiere una vera scelta del candidato, fino ad aver perfino permesso il terribile “gioco” delle “veline”.

In questa sede voglio però limitarmi ad alcune brevissime considerazioni sul Partito democratico che, come dice la parola stessa, deve fare del metodo democratico la sua bandiera e la sua ragione d’essere. Il che vuole dire rispondere ai bisogni e alla volontà dei suoi elettori e evitare che alla vigilia di ogni congresso si ripeta il miracolo della lievitazione delle tessere.

E vuole dire, inoltre, maggiore trasparenza e maggiore vicinanza tra il partito e i propri elettori.
La mia semplice proposta di oggi è la ripetizione (purtroppo dopo molti anni) di quella che feci all’onorevole De Mita quando si stava profilando un crescente distacco tra l’elettorato di alcune regioni e la Democrazia cristiana. La proposta era semplice ed elementare e cioè di costituire in ogni regione un Partito regionale (Lombardo, Laziale, Siciliano, ecc.) dotato di ampia autonomia interna, ma obbligatoriamente federato alla Democrazia cristiana nazionale e legato alle sue decisioni sui temi politici di maggiore rilevanza.

Con una ulteriore clausola, cioè che i delegati inviati dai partiti regionali al Congresso Nazionale fossero esclusivamente in proporzione dei voti riportati nelle ultime elezioni e non dei tesserati al Partito. Ho avuto in seguito più volte occasione di ripetere questa proposta e credo che oggi il Partito democratico, per affrontare con successo il futuro, abbia bisogno di riesaminare questa antica e inutilizzata ricetta, anche se con l’aggiornamento reso necessario dall’introduzione delle primarie. L’elettore ha infatti il diritto di scegliere leaders regionali che conoscano e soprattutto rispondano alla propria base territoriale e che, forti di questa appartenenza e di questa legittimazione, contribuiscano, attraverso i voti della propria regione, alla elezione dei vertici nazionali.

Appare chiaro che questa proposta non è in grado di chiudere totalmente il baratro che si è aperto fra i partiti e i cittadini, ma darà certamente un contributo positivo al controllo democratico della vita politica. Ed un contributo anche maggiore alla democrazia sarà dato dal fatto che i dirigenti del partito saranno maggiormente spinti ad interpretare le esigenze ed i problemi del territorio, rendendo il cittadino più capace di esercitare le sue funzioni di arbitro. Mi rendo conto della semplicità della proposta e della difficoltà della sua attuazione, ma penso che queste ingenuità possano essere perdonate, in quanto provenienti da un cittadino che personalmente, non trarrà alcun vantaggio dalla eventuale messa in atto della proposta stessa.



lunedì 29 giugno 2009

Insediato il nuovo consiglio comunale: STEFANO MAGRINI CAPOGRUPPO ed ELISA MANCINI PRESIDENTE

Si è insediato questa sera nella sala consiliare del palazzo municipale il Consiglio comunale dopo la recente tornata amministrativa che ha confermato il sindaco Fabio Buschi alla guida del Comune. Dopo la cerimonia di giuramento che si è svolta di fronte ad una sala gremita di persone, e l’ufficializzazione dei capigruppo (Stefano Magrini per il Centrosinistra per San Giustino, vice Sandra Mazzoni; Luciana Veschi per il Centrodestra per San Giustino, vice Pierluigi Leonardi) il Consiglio ha proceduto all’elezione del presidente del Consiglio comunale.

il presidente del Consiglio: Elisa Mancini
Il Centrosinistra per San Giustino per voce del capogruppo Stefano Magrini ha proposto Elisa Mancini come candidata alla presidenza del Consiglio «dando un segnale di novità nell’ambito della continuità di chi ha precedentemente governato, al contempo dando un segnale di forte presenza femminile». Il Centrodestra per San Giustino per voce del capogruppo Luciana Veschi ha contro-proposto Flavia Buzzini per la «sua esperienza già maturata nel Consiglio» polemizzando sul fatto che «il Centrosinistra non ha coinvolto l’opposizione nel percorso di scelta del Presidente del consiglio». L’operazione di spoglio su 20 presenti ha rilevato 13 voti a favore di Elisa Mancini e 7 voti per la Buzzini. Appena insediata la Mancini si è proposta come «garante di tutti i componenti del Consiglio».

giunta comunale
Quindi il sindaco Fabio Buschi ha nominato i componenti della giunta.

Silvia Dini vicesindaco ed assessore con delega Lavori Pubblici, Trasporto pubblico, Ambiente, Mobilità alternativa, Protezione civile e turismo.
Leonardo Scateni assessore con delega Urbanistica, Edilizia Pubblica e Privata, Aree produttive, Energie alternative, Sviluppo, Agricoltura, Polizia municipale, Sicurezza cittadini.
Massimiliano Manfroni deleghe Servizi socio assistenziali, Politiche della famiglia, Promozione sociale, Solidarietà, Politiche scolastiche, Politiche d’integrazione e attività sportive.
Roberto Panico deleghe al Bilancio Finanza e tributi, Sviluppo Economico, Commercio, Politiche attive del lavoro.
Stefania Ceccarini deleghe alle Politiche culturali, Grandi Eventi, Innovazione Informatica, Politiche giovanile, Pari opportunità, Servizi demografici.

Dopo la nomina il vicecapogruppo di Centrodestra per San Giustino Leonardi ha promesso opera di controllo su eventuali conflitti tra le persone appena nominate assessore.

LINEE PROGRAMMATICHE DI MANDATO
Quindi il sindaco ha illustrato le linee programmatiche del secondo mandato attraverso i seguenti punti
Un nuovo patto tra Comune e Cittadini: «Occorre chiedere un ulteriore impegno al mondo del volontariato e dell’associazionismo. Infatti la crisi economica ci impone di trovare risposte ad esigenze importanti delle classi più colpite in quanto gli enti locali si trovano sprovvisti delle necessarie risorse. Di conseguenza tutto il mondo dell’associazionismo, del terzo settore, del volontariato in generale collaborerà con il settore pubblico nella predisposizione di interventi idonei a soddisfare i nuovi bisogni della nostra popolazione. L’idea di sussidiarietà orizzontale, vale a dire la collaborazione tra pubblico e privato nel porre in atto alcuni servizi di pubblica utilità».

Partecipazione da «attivare attraverso pratiche inclusive connesse alla gestione della cosa pubblica, al fine di assicurare trasparenza dell’azione amministrativa, e la pratica del Bilancio partecipativo. La riorganizzazione interna della macchina comunale dovrà produrre una ulteriore riqualificazione della spesa, con particolare attenzione ed analisi rispetto a costi e benefici dei servizi erogati. Rigore e trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche nonché stili di vita e comportamenti ispirati a sobrietà e pari opportunità». Tra le proposte quella di «mantenere un contatto a scadenze fisse, almeno trimestrale, con la popolazione sulle macro aree sulle quali agisce il comune: servizi alla persona, rapporto con il territorio, bilancio e tariffe».

Servizi alla persona: «Uno stato sociale da aggiornare ed in grado di accogliere i nuovi bisogni emergenti (anziani, famiglie monoreddito, diversamente abili, migranti). Ciò è possibile attivando la partecipazione del privato sociale, del terzo settore e delle associazioni di volontariato per ridefinire caratteri e priorità e per incentivare le loro potenzialità di integrazione del sistema pubblico. Lo stato sociale locale, a fronte dell’intensità ed asprezza della crisi che sta determinando un arretramento delle condizioni delle famiglie è oggi chiamato a svolgere un ruolo di intervento, attrezzando risposte per le fasce più colpite, garantendo servizi e sostegni attraverso politiche differenziate di tariffe».

Beni comuni e servizi pubblici locali: «Confermiamo il principio della proprietà pubblica delle reti e della loro non alienabilità e del ricorso a gare di evidenza pubblica per l’affidamento dei servizi. In ogni caso proponiamo strumenti e forme di partecipazione e controllo dei cittadini sulla qualità e le tariffe dei servizi erogati, anche attraverso la costituzione di consigli di gestione territoriale».
Altra questione di rilievo è l’impegno da proporre nel campo delle infrastrutture: «Pertanto individuando come priorità per lo sviluppo della nostra comunità: lo sfondamento verso la Toscana della Ferrovia Centrale Umbra, la realizzazione della E78 (Due Mari) che dovrà coniugare l’interesse preminente della qualità della vita e della tutela dell’ambiente con le giuste ragioni dello sviluppo economico».

Urbanistica e territorio: «L’economia, la sicurezza e la vivibilità di San Giustino si fondano sul territorio: la sua conservazione, manutenzione e salvaguardia, assieme ad un suo uso equilibrato sono dunque obiettivi particolari che continueranno a perseguire. È necessario ridurre al minimo l’uso e consumo del territorio: si dovrà costruire meno e meglio, puntando sulla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e rivitalizzando i centri storici. Il paesaggio deve accrescere il suo carattere di valore fondante per San Giustino. Occorre ripensare il nostro territorio partendo prima dalle reti, materiali ed immateriali, e dalle strutture dei suoi servizi, definendo successivamente gli spazi da destinare all’edificazione; investire nell’edilizia biologica incentivando cittadini ed imprese ed investire in nuove tecnologie.

Lavori pubblici: la priorità sarà data agli interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria, attuando le modalità di intervento previste nel Piano Regolatore.

Politiche ambientali: Fatto salvo l’obiettivo generale di ridurre comunque la produzione di rifiuti, prioritaria per San Giustino dovrà continuare ad essere l’attività di raccolta differenziata. L’obiettivo di accrescere ulteriormente la raccolta non deve rappresentare un traguardo finale ma, stante i livelli attuali, una tappa importante e straordinaria per giungere ad ulteriori e più significativi obiettivi. L’energia pulita rappresenta un’altra grande sfida che abbiamo di fronte anche a San Giustino. In particolare si dovrà: sostenere lo sviluppo di nuove filiere imprenditoriali e nuove competenze professionali; incentivare il risparmio e l’efficienza energetica e continuare a sostenere lo sviluppo di fonti rinnovabili (solare termico, fotovoltaico, eolico, biomasse); definire un piano della mobilità che riduca il ricorso all’auto; promuovere la certificazione energetica degli edifici con incentivi e sgravi fiscali; dotare tutti gli edifici di proprietà pubblica di fonti energetiche rinnovabili».

La sicurezza e la qualità della vita: sulla sicurezza «proponiamo una politica complessiva ed integrata per un impegno comune contro la criminalità. Intendiamo continuare a favorire il coinvolgimento diretto di tutti gli organi dello Stato precisando che prevenire, reprimere e punire sono compiti dello Stato. Continueremo a dotare il territorio di programmi locali di sicurezza che integrino la prevenzione e tengano conto delle conseguenze della criminalità organizzata, con politiche urbanistiche che favoriscano al meglio la qualità delle relazioni sociali, economiche e culturali e promuovendo sistemi di controllo del territorio con la realizzazione di sistemi informatici».

Politiche Culturali, Turistiche e Sportive: «Elaborare con le realtà associative che portano avanti, nel territorio, un progetto di cultura democratica e partecipativa, momenti concreti che esaltino le capacità creative e produttive presenti nella società. Compito primario della prossima amministrazione sarà quello di farsi interprete della necessità assoluta di fornire strumenti, come spazi espositivi, ed occasioni confronto e di riflessione nei vari ambiti, rilanciando la cultura quale collante costitutivo del nostro territorio. Definire inoltre un accordo con le soprintendenze ai beni culturali e gli altri soggetti operanti nel settore che consente di aumentare i giorni di visita al Castello Bufalini. Villa Graziani in primo luogo, destinata a divenire sede del Museo Pliniano attraverso l’imminente costituzione di una Fondazione che, da una parte gestirà i locali e gli spazi circostanti, dall’altra assicurerà la piena fruibilità del bene per cittadini, enti, associazioni che a vario titolo ne faranno richiesta. La tutela e la fruibilità di questi beni insieme al Museo del tabacco, alla Cripta protoromanica, al mulino cinquecentesco dei Renzetti, all’Abbadia di Uselle del XII secolo, unitamente alla valorizzazione della rete sentieristica, sarà ulteriormente accresciuta dal reinserimento dei nostri beni in un progetto più ampio che vede coinvolti anche gli altri enti regionali di promozione culturale. Sul settore sportivo sosteniamo con forza la pratica come veicolo di formazione insostituibile per giovani e adulti garantendo costi di accesso adeguati. Tutto ciò sarà facilitato da un’attenta opera di sensibilizzazione presso le nostre scuole. La priorità è dare seguito all’opera di valorizzazione e messa in sicurezza delle strutture scolastiche, opere che hanno visto cospicue risorse investite negli ultimi cinque anni».

Le critiche di centrodestra per San Giustino: Tramite il capogruppo Veschi il Centrodestra per San Giustino ha mosso numerose critiche sul contenuto delle stesse puntando l’indice «sui tempi lunghi di definizione della giunta, sulla mancata partecipazione per l’elezione del presidente del Consiglio» invitando la nuova giunta «nel futuro ad una massima partecipazione». Sui beni comuni e servizi pubblici locali aumenta il costo dei servizi (come nettezza urbana), polemiche sulla gestione dell’edilizia.


[tratto da UMBRIA LEFT]

IL PROGRAMMA DELLA FESTA

Giovedì 12 Febbraio

Ore 21,00 Inaugurazione

Carlo Pieracci – segretario PD San Giustino

Giuseppe Rossi – segretario Circolo di Lama

On. Marina Sereni – vice capogruppo PD Camera


Venerdì 13 Febbraio

ore 19,00 Aperitivo democratico:

Nuove stagioni in politica: il PD e i giovani

incontro con

On. Gian Piero Bocci – gruppo PD Camera

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ore 21,00 Serata in musica con Mirko Moscatelli


Sabato 14 Febbraio

ore 19,00 Aperitivo democratico:

Questo matrimonio s'ha da fare!

incontro con

Damiano Zoffoli – ass. reg. PD Emilia Romagna

On. Donatella Mattesini – gruppo PD Camera

coordina On. Andrea Sarubbi

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ore 20,00 Cena di SAN VALENTINO

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ore 21,00 Serata in musica con i Cugini del Liscio


Domenica 15 Febbraio

ore 17,00 Aperitivo Democratico:

La Politica nell'era di Facebook

incontro con

On. Andrea Sarubbi – gruppo PD Camera

Giuliano da Empoli – giornalista e scrittore

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ore 21,00 Serata in musica con Emanuele Fedeli


Lunedì 16 Febbraio

ore 17,00 FOCUS: L'AGRICOLTURA E L'ALTO TEVERE

On. Catiuscia Marini - Eurogruppo PSE

Adolfo Orsini – Arusia

Rappresentanti associazioni agricole

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ore 21,00 ITALIA: PAESE SICURO?

incontro con On. Marco Minniti

ministro dell'Interno del governo ombra del PD

Daniela Frullani – ass. prov. Perugia


Martedì 17 Febbraio

ore 19,00 Aperitivo democratico:

Le associazioni: ricchezza della comunità

con Euri Matteucci Presidente UNPLI Umbria

Rappresentanti associazioni locali

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ore 21,00 Spettacolo

Compagnia Teatrale LA TREGGIA Pitigliano:

Ho vinto al lotto... aggia murì

Farsa in tre atti di Giorgio Rosario Pasquale


Mercoledì 18 Febbraio

ore 21,00 Serata in Musica con The Wanderer e Beatones


Giovedì 19 Febbraio

ore 17,00 FOCUS: SCUOLA E SOCIETA'

Prof. Giovanni Matteucci (Dirigente Scuola Media )

Prof. Giuseppe Martini (Direttore Circolo San Giustino)

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ore 21,00 Serata con Paguro Bernardo


Venerdì 20 Febbraio

ore 18,00 DEMOCRATICI DAVVERO

incontro con On. Rosi Bindi

vicepresidente Camera – gruppo PD

Maria Prodi – ass. reg. Umbria

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ore 21,00 Serata in musica con Sesto Senso


Sabato 21 Febbraio

ore 16,00 FOCUS: LAVORO ED ECONOMIA NELL'ALTO TEVERE

Rappresentanti imprenditori (Confindustria)

Rappresentanti sindacati (CISL – CGIL)

Sen. Mauro Agostini – gruppo PD Senato

Franco Tomassoni – cons. reg. PD Umbria

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ore 21,00 Serata in musica con Cristina Quaranta

Festa in Maschera


Domenica 22 Febbraio

ore 17,00 Aperitivo Democratico:

incontro con

Fabio Buschi – sindaco di San Giustino

On. Walter Verini – gruppo PD Camera

Sen. Marco Follini – gruppo PD Senato

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ore 21,00 Serata in musica con Poker d'Assi


Lunedì 23 Febbraio

ore 17,30 Aperitivo Democratico:

Valori e cultura in politica

incontro con

On. Giovanni Bachelet – gruppo PD Camera e

Prof. Angelo Capecci – Presidente CDL Filosofia, Università di Perugia


Martedì 24 Febbraio

ore 18,00 Concorso Videoclip: Lama in 2' e 40''
votazione popolare e premiazione

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ore 21,00 Serata in musica con Marco e Monica (Lo zio e la zia)

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durante la Serata: Estrazione premi della Lotteria


“Lo sport fa bene, in ogni senso” - LAMA 26 dicembre 2009 - ore 15

“Lo sport fa bene, in ogni senso”, questo è lo slogan che anima le iniziative del GS Lama Calcio durante le festività natalizie.
Si aprirà alle ore 15 del 26 dicembre, con una sfilata per le vie del paese con accompagnamento musicale, il pomeriggio di solidarietà organizzato per raccogliere fondi da destinare ad un bambino del comprensorio che necessita di cure continue e ad alcune attività missionarie svolte da altotiberini all’estero.
La manifestazione si svolgerà allo Stadio “Polchi-Laurenzi” di Lama dove, alle 15,30, si giocheranno due partitelle di calcio al femminile: la prima, in costume, tra le “mamme Natale” e le “Befane” e la seconda tra Acf Città di Castello e l’Anspi Marsciano.
Arbitro d’eccezione il “fischietto in tonica” don Francesco Mariucci, parroco di Lama. Seguirà un buffet gratuito per tutti i partecipanti.

Il testo del discorso di Barack Obama: «La fine di un viaggio storico, l'inizio di un altro»

04.giugno.08

Questa sera, dopo cinquantaquattro combattutissime sfide, la nostra stagione delle primarie si è finalmente conclusa. Sono passati sedici mesi da quando ci siamo riuniti per la prima volta, sui gradini del vecchio palazzo del Parlamento statale dell'Illinois, a Springfield. Abbiamo percorso migliaia di miglia. Abbiamo ascoltato milioni di voci. E grazie a quello che voi avete detto, grazie al fatto che voi avete deciso che a Washington deve arrivare il cambiamento, grazie al fatto che voi avete creduto che quest'anno dovrà essere diverso da tutti gli altri anni, grazie al fatto che voi avete scelto di dare ascolto non ai vostri dubbi o alle vostre paure ma alle vostre speranze e aspirazioni più grandi, questa notte noi scriviamo la parola fine di uno storico viaggio con l'inizio di un altro viaggio, un viaggio che porterà un'alba nuova e migliore per l'America. Questa notte, io posso venire da voi e dire che sarò il candidato del Partito democratico alla presidenza degli Stati Uniti.

Voglio ringraziare tutti gli americani che sono stati al nostro fianco nel corso di questa campagna, nei giorni belli e nei giorni brutti; dalle nevi dello Iowa, al sole del South Dakota. E questa sera voglio ringraziare anche gli uomini e le donne che hanno intrapreso questo viaggio con me, candidandosi anche loro per la presidenza.

In questo momento decisivo per la nostra nazione, noi dobbiamo essere orgogliosi che il nostro partito sia stato capace di schierare un gruppo di persone fra le più brillanti e competenti che abbiano mai concorso a questo incarico. Non mi sono limitato a competere con loro come avversari, ho imparato da loro, come amici, come servitori dello Stato e come patrioti che amano l'America e sono disposti a lavorare senza risparmio per rendere migliore questo Paese. Loro sono dei leader di questo partito e sono leader su cui l'America farà conto negli anni a venire.

Tutto questo vale in particolare per la candidata che questo viaggio lo ha prolungato più di chiunque altro. La senatrice Hillary Clinton ha scritto la storia, in questa campagna elettorale, non soltanto perché è una donna che ha saputo fare quello che nessuna donna aveva fatto prima, ma perché è una leader capace di dare l'esempio a milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio e il suo impegno in favore di quelle cause che ci hanno condotto qui questa sera.

Certamente ci sono state delle divergenze tra di noi negli ultimi sedici mesi. Ma avendo condiviso il palcoscenico con lei in molte occasioni, posso dirvi che quello che spinge Hillary Clinton ad alzarsi ogni mattina – anche quando ci sono poche speranze – è esattamente quello che spinse lei e Bill Clinton a partecipare alla loro prima campagna elettorale, tantissimi anni fa; è quello che la spinse a lavorare per il Children's Defense Fund e a condurre la sua battaglia per la riforma sanitaria quando era first lady; è quello che l'ha portata al Senato degli Stati Uniti e ha dato forza alla sua campagna presidenziale, capace di rompere gli schemi: un desiderio incrollabile di migliorare la vita dei comuni cittadini di questo Paese, per quanto difficile possa essere quest'impresa. Ed è indubbio che quando finalmente avremo vinto la battaglia per un'assistenza sanitaria per tutti in questo Paese, il suo ruolo in quella vittoria sarà stato fondamentale. Quando trasformeremo la nostra politica energetica e sottrarremo i nostri figli alla morsa della povertà, ci riusciremo perché lei ha lavorato perché questo accadesse. Il nostro partito e il nostro Paese sono migliori grazie a lei, e io sono un candidato migliore per aver avuto l'onore di competere con Hillary Rodham Clinton.

C'è chi dice che queste primarie ci hanno lasciati un po' più deboli e un po' più divisi. Ebbene, io dico che grazie a queste primarie ci sono milioni di americani che per la prima volta in assoluto hanno espresso un voto. Ci sono elettori indipendenti ed elettori repubblicani che comprendono che in queste elezioni non si decide solamente quale partito governerà a Washington, ma si decide sulla necessità di cambiare a Washington. Ci sono giovani, afroamericani, ispanici e donne di tutte le età che sono andati a votare in massa, con numeri che hanno battuto tutti i record e hanno dato l'esempio a una nazione intera.

Tutti voi avete scelto di sostenere un candidato in cui credete profondamente. Ma in fin dei conti, non siamo noi la ragione per la quale siete usciti di casa e avete aspettato, con file che si stendevano per isolati interi, per votare e far sentire la vostra voce. Non lo avete fatto per me, o per la senatrice Clinton o per chiunque altro. Lo avete fatto perché sapete nel profondo del vostro cuore che in questo momento – un momento che sarà decisivo per una generazione intera – non possiamo permetterci di continuare a fare quello che abbiamo fatto. Abbiamo il dovere di dare ai nostri figli un futuro migliore. Abbiamo il dovere di dare al nostro Paese un futuro migliore. E per tutti coloro che questa notte sognano questo futuro, io dico: cominciamo a lavorare insieme. Uniamoci in uno sforzo comune per tracciare una nuova rotta per l'America.
Tra pochissimi mesi, il Partito repubblicano arriverà qui a St. Paul, per la sua convention, con un programma diversissimo. Verranno qui per nominare come candidato alla presidenza John McCain, un uomo che ha servito questo Paese eroicamente. Io rendo onore a quello che ha fatto sotto le armi, e rispetto i tanti risultati che ha ottenuto, anche se lui sceglie di negare i miei. Non è sul piano personale che sono in disaccordo con lui: sono in disaccordo con le misure che ha proposto in questa campagna.

Perché se da un lato John McCain può legittimamente rivendicare momenti di indipendenza dal suo partito in passato, non è questa indipendenza il tratto distintivo della sua campagna presidenziale.

Non è cambiamento se John McCain ha deciso di schierarsi dalla parte di George Bush nel novantanove per cento dei casi, come ha fatto in Senato lo scorso anno. Non è cambiamento quando ci offre altri quattro anni delle politiche economiche di Bush, che non sono riuscite a creare posti di lavoro ben pagati, o ad assicurare i nostri lavoratori, o ad aiutare gli americani a sostenere i costi sempre più alti dell'università; politiche che hanno fatto calare il reddito reale delle famiglie medie americane, che hanno allargato il divario tra il grande capitale e le piccole e medie imprese e hanno lasciato ai nostri figli un debito colossale.

E non è cambiamento quando promette di proseguire, in Iraq, sulla strada di una politica che chiede tutto ai valorosi soldati, uomini e donne, che servono nelle nostre forze armate, e non chiede nulla ai politici iracheni, una politica in cui tutto quello che cerchiamo di ottenere sono ragioni per rimanere in Iraq, mentre spendiamo miliardi di dollari al mese in una guerra che non serve nel modo più assoluto a rendere il popolo americano più sicuro. Vi dirò una cosa: ci sono molte parole per definire il tentativo di John McCain di spacciare la sua acquiescenza alle politiche di Bush come una scelta di novità e imparzialità. «Cambiamento», però, non è tra queste.

Cambiamento è una politica estera che non comincia e finisce con una guerra che non avrebbe mai dovuto essere autorizzata e non avrebbe mai dovuto essere scatenata. Non verrò qui a far finta che in Iraq siano rimaste molte opzioni valide a disposizione, ma un'opzione improponibile è quella di lasciare i nostri soldati in quel Paese per i prossimi cent'anni, specialmente in un momento in cui le nostre forze armate sono al limite delle loro possibilità, la nostra nazione è isolata e quasi tutte le altre minacce che gravano sull'America vengono ignorate.

Dovremo essere tanto accorti nell'uscire dall'Iraq quanto poco accorti siamo stati nell'entrarvi, ma dobbiamo cominciare ad andarcene. È tempo che gli iracheni si assumano la responsabilità del loro futuro. È tempo di ricostruire le nostre forze armate e dare ai nostri veterani l'assistenza di cui hanno bisogno e le indennità che meritano, quando fanno ritorno a casa. È tempo di tornare a concentrare i nostri sforzi sulla leadership di al-Qaida e sull'Afghanistan, e di unire il mondo per combattere le minacce comuni del XXI secolo: il terrorismo e le armi nucleari, i cambiamenti climatici e la povertà, i genocidi e le malattie. Questo è il cambiamento.

Cambiamento è capire che per affrontare le minacce dei nostri giorni non basta la nostra potenza di fuoco, ma serve anche la forza della nostra diplomazia, una diplomazia decisa e diretta, in cui il presidente degli Stati Uniti non abbia paura di far sapere a qualsiasi dittatorucolo qual è la posizione dell'America e per che cosa si batte l'America. Dobbiamo tornare ad avere il coraggio e la convinzione per guidare il mondo libero. Questa è l'eredità di Roosevelt, e di Truman, e di Kennedy. Questo è quello che vuole il popolo americano. Questo è il cambiamento.

Cambiamento è costruire un'economia che non ricompensi soltanto i ricchi, ma il lavoro e i lavoratori che l'hanno creata. È comprendere che le difficoltà che devono affrontare le famiglie dei lavoratori non possono essere risolte spendendo miliardi di dollari in altri sgravi fiscali per le grandi aziende e per i ricchi supermanager, ma offrendo uno sgravio fiscale alla classe media, e investendo nelle nostre infrastrutture fatiscenti, e cambiando il modo di usare l'energia, e migliorando le nostre scuole, e rinnovando il nostro impegno in favore della scienza e dell'innovazione. È comprendere che rigore di bilancio e prosperità diffusa possono andare a braccetto, come accadde quando era presidente Bill Clinton.

John McCain ha speso un mucchio di tempo a parlare di viaggi in Iraq, in queste ultime settimane, ma forse se avesse speso un po' di tempo a viaggiare nelle città grandi e piccole che sono state colpite più duramente di tutte da questa economia – nel Michigan, nell'Ohio e proprio qui in Minnesota – comprenderebbe che tipo di cambiamento sta cercando la gente.

Forse se andasse nell'Iowa e incontrasse la studentessa che dopo un giorno intero a seguire le lezioni lavora la notte e nonostante questo non riesce comunque a pagare le cure mediche per una sorella ammalata, capirebbe che lei non può permettersi altri quattro anni di un sistema sanitario che va a vantaggio solo di chi è ricco e sano. Lei ha bisogno che noi approviamo una riforma sanitaria che garantisca un'assicurazione a tutti gli americani che la desiderano, e che faccia scendere il costo dei premi assicurativi per tutte le famiglie che ne abbiano bisogno. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Forse se andasse in Pennsylvania e incontrasse l'uomo che ha perso il suo lavoro ma non ha neanche i soldi per pagarsi la benzina per girare alla ricerca di un altro lavoro, capirebbe che non possiamo permetterci altri quattro anni di dipendenza dal petrolio dei dittatori. Quell'uomo ha bisogno che noi approviamo una politica energetica che insieme alle case automobilistiche migliori i parametri di efficienza energetica dei carburanti, e che faccia in modo che le grandi aziende paghino per l'inquinamento che producono, e che faccia in modo che le compagnie petrolifere investano i loro profitti da record in un futuro di energia pulita; una politica energetica che creerà milioni di nuovi posti di lavoro ben pagati e che non potrà essere delegata ad altri Paesi. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

E forse se avesse passato un po' di tempo nelle scuole della Carolina del Sud o di St. Paul, o dove ha parlato questa sera, a New Orleans, capirebbe che non possiamo permetterci di lesinare soldi per il programma per l'infanzia No Child Left Behind; che è un dovere verso i nostri figli investire nell'istruzione per la prima infanzia, reclutare un esercito di nuovi insegnanti e offrire loro una paga migliore e maggiore sostegno, decidere finalmente che in questa economia globale l'occasione di avere un'istruzione universitaria non dovrebbe essere un privilegio riservato a pochi ricchi, ma un diritto inalienabile di ogni americano. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno in America. È per questo che io corro per la presidenza.

L'altra parte verrà qui a settembre e offrirà una serie di politiche e di posizioni molto diverse, e questo è un dibattito che io aspetto con impazienza. È un dibattito che il popolo americano si merita. Ma quello che non si merita è un'altra elezione governata dalla paura, dalla diffamazione e dalla divisione. Quello che non sentirete da questa campagna o da questo partito è quel genere di politica che usa la religione come un elemento di divisione e il patriottismo come una clava, quella politica che vede i nostri avversari non come concorrenti da sfidare ma come nemici da demonizzare. Perché noi possiamo definirci Democratici e Repubblicani, ma siamo prima di tutto americani. Siamo sempre prima di tutto americani.

Nonostante quello che ha detto stasera l'ottimo senatore dell'Arizona, io ho visto molte volte, nei miei vent'anni di vita pubblica, persone di idee e opinioni differenti trovare un terreno d'incontro, e io stesso in molte occasioni ho creato questo terreno d'incontro. Ho camminato sottobraccio con leader di quartiere nel South Side di Chicago, e ho visto stemperarsi le tensioni tra neri, bianchi, e ispanici mentre lottavano insieme per avere un buon lavoro e una buona istruzione. Sono stato seduto a uno stesso tavolo con rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine e sostenitori dei diritti umani per riformare un sistema della giustizia penale che ha mandato tredici innocenti nel braccio della morte. E ho lavorato insieme ad amici dell'altro partito per garantire un'assicurazione sanitaria a un maggior numero di bambini e uno sgravio fiscale a un maggior numero di famiglie di lavoratori; per frenare la proliferazione delle armi nucleari e per fare in modo che il popolo americano sappia dove vengono spesi i soldi delle sue tasse; e per ridurre l'influenza dei lobbisti che troppo spesso stabiliscono le priorità a Washington.

Nel nostro Paese, io ho scoperto che questa collaborazione non avviene perché siamo d'accordo su ogni cosa, ma perché dietro a tutte le etichette e false divisioni e categorie che ci definiscono, al di là di tutti i battibecchi e le schermaglie politiche a Washington, gli americani sono un popolo onesto, generoso, compassionevole, unito da sfide e speranze comuni. E in certi momenti, è a questa bontà di fondo che si fa appello per tornare a far grande questo Paese.
Così è stato per quel gruppo di patrioti riuniti in una sala a Filadelfia, che dichiararono la formazione di una più perfetta unione; e per tutti coloro che sui campi di battaglia di Gettysburg e di Antietam [luoghi di importanti battaglie della Guerra di secessione, ndt] si impegnarono fino allo spasimo per salvare quella stessa unione.

Così è stato per la più grande delle generazioni, che sconfisse la paura stessa e liberò un continente dalla tirannia facendo di questo Paese una terra di opportunità e prosperità senza limiti.
Così è stato per i lavoratori che hanno tenuto duro nei picchetti; per le donne che hanno infranto il soffitto di cristallo; per i bambini che sfidarono il ponte di Selma [allusione a un famoso episodio delle lotte per i diritti civili degli anni '60, ndt] per la causa della libertà.
Così è stato per ogni generazione che ha affrontato le sfide più grandi, contro ogni speranza, per lasciare ai loro figli un mondo che è migliore, più buono e più giusto.

E così dev'essere per noi.

America, questo è il nostro momento. Questa è il nostro tempo. Il tempo di voltare pagina rispetto alle politica del passato. Il tempo di apportare una nuova energia e nuove idee alle sfide che abbiamo di fronte. Il tempo di offrire una direzione nuova al Paese che amiamo.

Il viaggio sarà difficile. La strada sarà lunga. Io affronto questa sfida con profonda umiltà e consapevolezza dei miei limiti. Ma l'affronto con una fede illimitata nella capacità del popolo americano. Perché se siamo pronti a lavorare per questo obbiettivo, e a lottare per questo obbiettivo, e a credere in questo obbiettivo, allora sono assolutamente certo che le generazioni future potranno guardarsi indietro e dire ai nostri figli che questo fu il momento in cui cominciammo a offrire assistenza sanitaria per gli ammalati e un buon lavoro ai disoccupati; questo fu il momento in cui l'innalzamento dei mari cominciò a rallentare e il nostro pianeta cominciò a guarire; questo fu il momento in cui mettemmo fine a una guerra e garantimmo la sicurezza della nostra nazione e ripristinammo l'immagine dell'America come ultima e migliore speranza per il pianeta. Questo fu il momento – questo fu il tempo – in cui ci unimmo per ricostruire questa grande nazione in modo tale da rispecchiare la nostra vera identità e i nostri più alti ideali. Grazie, che Dio vi benedica e che Dio benedica l'America.

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