venerdì 30 luglio 2010

La non autosufficienza ci costa l’1,13% del Pil


La spesa pubblica per l’assistenza a persone non autosufficienti ammonta a 17,3 miliardi di euro, ossia l’1,13% del Pil. Una cifra incredibile, destinata a crescere di pari passo con l’invecchiamento progressivo della popolazione. I dati vengono dal Rapporto sulla non autosufficienza 2010 presentato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e da quello della Salute Ferruccio Fazio. Il rapporto di fatto riassume che un quarto della spesa sanitaria e socio-sanitaria-assistenziale e’ legata alla cronicita’ e alla non autosufficienza. Questo in un quadro di grande disomogeneita’ tra le Regioni: “Il divario Nord-Sud – si legge – emerge in tutta la sua forza con Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia che ‘prendono in carico’ a diverso titolo (in rapporto alla popolazione) il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia, Calabria. Lo stesso parametro raggiunge il valore di 4-5 volte se si considera la percentuale di anziani utenti di strutture”.
L’Italia, conferma il Rapporto, è decisamente indietro rispetto all’Europa del Nord con una diffusione dei servizi domiciliari e residenziali ferma al 4,9% contro il 13%. I costi finiscono così per scaricarsi maggiormente sulle famiglie che spendono oltre 9 miliardi l’anno per pagare badanti o case di cura. Anche qui, ci sono due Italie ben distinte: a Nord esistono reti assistenziali integrate, mentre dal Lazio (incluso) in giù i servizi sono spesso insufficienti. Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia ”prendono in carico” a diverso titolo (in rapporto alla popolazione) il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia e Calabria. Inoltre, al Nord il processo di riorganizzazione ospedaliera e di drastica riduzione di offerta di posti letto per acuti è stato accompagnato a un potenziamento in parallelo dei servizi di assistenza territoriale a favore degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità; al Sud, al contrario, da un lato è rimasta un’offerta eccessiva di posti letto per acuti (con costi ormai insostenibili) per le Regioni e dall’altro i servizi territoriali sono rimasti minimi e, afferma il rapporto, di livello qualitativamente basso.
Per far fronte a questa situazione, il ministro Sacconi ha rilanciato sulla collaborazione pubblico-privato. “In questa direzione – ha detto – possono avere un ruolo importante i fondi integrativi sanitari e socio-sanitari, che dovrebbero essere visti come una risorsa in grado di supportare il SSNe di garantire ai cittadini il diritto e la responsabilità di scelta delle prestazioni nonchè una efficace ed efficiente gestione delle loro risorse”.
Stefano Bernardi

giovedì 29 luglio 2010

L'opposizione non discute. E “fedele alla linea” evita il confronto pubblico

Lo stesso giorno del Consiglio Comunale di San Giustino, il 27 luglio, a Roma il Governo aveva messo la fiducia sulla Manovra correttiva. A tal proposito avevo pubblicamente sollevato perplessità sulla provocazione del gruppo parlamentare del PD che ha abbandonato il Parlamento per protesta nei confronti della richiesta di fiducia ennesima da parte del Governo, per andare in gruppo a L'Aquila.
Lo stesso è avvenuto al Consiglio Comunale di San Giustino. Ma a ruoli invertiti...
E' stata una sensazione strana: non c'era l'opposizione.
Al momento di discutere in merito alla manovra correttiva del governo, che comporterà sacrifici e tagli, il gruppo del Centro Destra per San Giustino ha abbandonato l'aula del Consiglio Comunale. Prima il consigliere Mancini, in qualità di responsabile temporaneo del PDL di San Giustino, ha annunciato l'uscita, poi subito dopo, anche Belloni per la Lega Nord ha seguito l'indicazione. E dietro di loro via tutti i consiglieri, tranne il capogruppo Veschi che, dopo aver ascoltato il documento della maggioranza, ha letto un comunicato del gruppo per uscire senza dibattito.
Nessuno contesta l'esigenza di una manovra. Ma questa manovra non convince e non a tutti basta dire “per fortuna c'è Tremonti”.
D'altra parte è difficile spiegare i tagli di una manovra che penalizza i ceti più deboli e mette a rischio lo stato sociale. Mancano nella manovra gli interventi volti ad eliminare gli sprechi veri, gli enti inutili e i privilegi. Al contrario si colpiscono gli enti locali, i comuni e le regioni, anche contro quel processo federalistico tanto invocato nelle piazze. Si colpisce indiscriminatamente, alla faccia della meritocrazia. Non si prevedono interventi di rilancio per l'economia. Tutti (o quasi) i consiglieri della maggioranza hanno preso parola, segno che stavamo cercando un confronto vero e non la facile approvazione. L'argomento troppo caro al Centro Sinistra per non far passare fino in fondo il messaggio con la cittadinanza presente e per non intervenire in una tematica da noi stessi sollevata e che ci brucia più di tutte il resto perchè sarà la cittadinanza stessa a pagarne le conseguenze.
Le uniche contestazioni di merito sollevate dal Centro Destra, prima di lasciare l'aula, sono state sull'entità dei mancati trasferimenti che colpiranno il nostro comune e sulla necessità di informare la cittadinanza. Ma i primi sono una stima (approssimata ma fondata) di quello che accadrà, secondo le indicazioni del Governo e l'esigenza di informare la cittadinanza è un atto necessario: si chiama partecipazione. Già ma questo è anche il governo che nel DDL cosiddetto “intercettazioni” vuole intervenire anche su questo, limitando le libertà d'espressione dei cittadini, ad esempio su Internet.
Insomma il gruppo del Centro Destra per San Giustino si è mostrato un pugno di “fedeli soldatini” del PDL perugino che analogo atteggiamento ha avuto in consiglio regionale. E della Lega perugina, ovviamente.
Ma, per favore, ricordiamo che la democrazia prevede maggioranza e opposizione per funzionare!


mercoledì 28 luglio 2010

Messaggio agli Studenti dell'Università degli Studi di Palermo - 19 Luglio 2010


...meglio, molto meglio la CEPU! o no?

Il programma "Viva gli anziani!" premiato con l'August and Marie Krogh Medal, riconoscimento dell'Accademia di Danimarca per le eccellenze nel miglioramento della qualità della vita.



Il premio ricorda la figura dell’illustre ricercatore danese August Krogh, premio Nobel per la Medicina. Sostenuto dall’Ambasciata di Danimarca, è promosso all’interno della cerimonia di consegna dei Novo Nordisk Media Prize, e vuole essere un riconoscimento alle eccellenze di quanti con passione lavorano al miglioramento della qualità di vita delle persone.


La giuria del premio all’unanimità ha segnalato la Comunità di Sant’Egidio, quale vincitore dell’ August and Marie Krogh Medal, con la seguente motivazione:
Con l'arrivo dell'estate 2009, la Comunità di Sant'Egidio ha riproposto il il programma di assistenza domiciliare per gli ultrasettantenni che ha visto come testimonial dell'iniziativa lo scrittore, sceneggiatore e regista italiano, Andrea Camilleri. In Italia sono quasi 6 milioni gli anziani che vivono da soli e sono costretti ogni anno ad affrontare la stagione più calda affidandosi solo alle proprie risorse, spesso limitate. Si rende dunque necessario un cambiamento dell'organizzazione del sistema sociosanitario dei servizi rivolti alla terza e quarta età. In questa direzione si è mossa la Comunità di Sant’Egidio con il suo programma "Viva gli anziani!". L'iniziativa è promossa in collaborazione con il Comune di Roma, la Regione Lazio, il Ministero della Salute e rappresenta ormai una realtà concreta nell'ambito della solidarietà. Attivo dal 2004, "Viva gli anziani!" promuove e sostiene un servizio di monitoraggio attivo di prevenzione dell'"emergenza caldo" che prevede interventi diversificati e mirati a rafforzare i sistemi di supporto agli anziani. Dall'inizio del programma sono stati contattati 3.649 anziani ultra settantenni residenti nei due rioni di Testaccio e Trastevere. Attualemente gli anziani seguiti sono 2.115, attraverso un monitoriaggio domiciliare e telefonico, grazie all'aiuto di 522 negozianti, vicini, portieri e assistenti a pagamento, attivi nelle reti di prossimità.

martedì 27 luglio 2010

ORDINE DEL GIORNO: L'Italia intervenga sulle condizioni drammatiche dei profughi eritrei in Libia

Premesso che


  • Nei giorni scorsi il quotidiano l’Unità ha pubblicato un dossier impressionante nel quale erano descritte le disumane condizioni di prigionia cui sono stati costretti 245 profughi eritrei (uomini, donne e bambini);

  • Questi profughi sono stati intercettati dall’esercito libico prima che potessero partire alla volta del nostro paese, sono stati arrestati e condotti il 30 giugno nel carcere di Misratah, famigerato luogo di prigionia dal quale il governo libico ha di recente espulso il presidio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Qui i militari hanno cercato di procedere con l’identificazione dei profughi, prodromo per la loro espulsione ed il rimpatrio nel paese dal quale cercavano di fuggire. Gabriele Del Grande, promotore della rete “Fortress Europe”, denuncia: I militari libici hanno consegnato ai detenuti i moduli dell'ambasciata eritrea per l'identificazione. Tutti si sono rifiutati categoricamente di fornire la propria identità all'ambasciata, temendo che fosse il primo passo per un'espulsione collettiva. Al loro rifiuto la tensione è salita, fino a sfociare in una rivolta, con un durissimo scontro con le forze di sicurezza. Qualcuno ha tentato di scavalcare il muro di cinta e fuggire, ma l'evasione è stata presto sventata e la protesta duramente repressa a colpi di manganellate”. Dei profughi feriti in questi scontri si è persa ogni traccia. Alcune persone sembra abbiano addirittura tentato il suicidio per evitare la pratica dell’identificazione;

  • Dopo questi scontri, giovedì primo luglio i profughi sono stati trasferiti nel carcere di Brak, nel sud della Libia. Associazioni non governative, testimoni diretti ed indiretti, religiosi, giornalisti raccontano di una condizione di grave emergenza umanitaria e di palese violazione dei diritti umani: uomini, donne e bambini sono rinchiusi in container a temperature intollerabili, con cibo ed acqua centellinati. A tutti loro sono stati sequestrati vestiti, soldi ed effetti personali. I militari usano costantemente la violenza fisica e psicologica: “Siete fortunati, potevamo ammazzarvi legalmente … se vi va bene, vi rimanderemo da dove siete venuti. Se vi va male, finirete in un carcere speciale perché rappresentate un pericolo per la sicurezza nazionale”;

  • Liberati lo scorso sabato 17 luglio, i 245 profughi vivono nella cittadina di Sebha, in pieno deserto. Senza alcun aiuto. Avrebbero diritto al riconoscimento dello status di rifugiati.
    L'agenzia CNRmedia è riuscita a mettersi in contatto il giorno 20 luglio u.s. con uno di loro che lancia un accorato appello all'Italia. "Siamo ancora qui - ha detto al telefono un cittadino eritreo che ha chiesto di restare anonimo - abbandonati a
    noi stessi. Viviamo per strada. Nessuno ci dà acqua o cibo, viviamo per strada come bestie. Siamo affamati. Qualcuno ci aiuta, ogni tanto qualcuno ci dà un poco di acqua o qualcosa da mangiare, ma non basta per tutti. E la maggioranza della popolazione ci dice andate via. Ma noi dove possiamo andare? Volevamo andare a Tripoli, ci abbiamo provato tre volte, ma per tre volte la polizia ce lo ha impedito. Siamo bloccati qui. Siamo stanchi. Siamo sotto il sole tutto il giorno. Molti non stanno bene. Per piacere aiutateci. Siamo in pericolo. Abbiamo fatto due anni di prigione e non abbiamo soldi. Aiutateci" ha concluso.

Considerato


  • La gravissima violazione dei diritti umani perpetrata ai danni di persone tutelate dal diritto internazionale perché richiedenti asilo politico;

  • Che l’Italia è chiamata direttamente in causa in questa vergognosa vicenda poiché esiste un accordo bilaterale tra Italia e Libia per la lotta all’immigrazione clandestina;

  • Che il Presidente del Consiglio gode “buoni rapporti” con il Colonnello Muammar Gheddafi, capo del governo libico e, costantemente se ne fa vanto;

  • Che anche autorevoli esponenti del centro destra hanno chiesto ai Ministri Frattini e Maroni di contattare le autorità libiche e di compiere un atto umanitario straordinario (ad es. il deputato del PDL Sen. Enrico Pianeta, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, che ha dichiarato: “Faccio appello alla sensibilità dei ministri Frattini e Maroni per salvare i nostri 300 fratelli eritrei che hanno diritto ad avere asilo politico e non di essere trattati come bestie dalla Libia”);

Considerato altresì


  • Che, come ricorda l'On. Massimo Livi Bacci (PD), ''La politica dell'Europa volta ad un più rigido controllo delle frontiere, particolarmente di quelle marittime mediterranee, sta provocando una netta diminuzione degli sbarchi di irregolari sulle coste della Spagna e dell'Italia. Ma sta prendendo corpo un problema politico di crescente rilevanza internazionale: coloro che sono vittime di situazioni di persecuzione o di eventi bellici e che negli scorsi anni riuscivano, a prezzo di gravi rischi, a traversare il mediterraneo e a presentare domanda d'asilo all'arrivo sono - di fatto - impediti a farlo. Con la chiusura dell'ufficio dell'UNHCR (agenzia dell'ONU per i Rifugiati) a Tripoli la situazione, in Libia, si e' ulteriormente aggravata per l'impossibilità dei profughi - ad esempio dai paesi del Corno d'Africa - di inoltrare istanza di asilo. Nell'ambito dell'attività del Comitato Parlamentare sull'attuazione dell'accordo di Schengen e' stato audito, il Dr. Christopher Hein, Direttore del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) che ha sottolineato la situazione di grave difficoltà che si e' creata in Libia - le traversie dei 245 profughi Eritrei ne sono un sintomo clamoroso - e che l'Europa, e l'Italia, debbono cercare di risolvere. In particolare occorre trovare altre vie per assicurare che chi ha titolo, e diritto, di presentare istanza d'asilo lo possa fare senza necessita' di calcare suolo Europeo, eventualmente abilitando le sedi diplomatiche nei paesi di transito ad accettare tali istanze''.

  • Che, come dichiarato da Shukri Said, segretaria e portavoce dell'associazione Migrare, l'accordo con la Libia e questo episodio costituiscano un pessimo modo di avviare una giusta conciliazione con il nostro passato coloniale: debole con i forti e forte con i deboli. La mancanza o l'irresolutezza dei governi degli altri Paesi delle ex colonie italiane non può costituire un alibi per il loro abbandono nel momento in cui si accetta espressamente di risarcire uno degli altri Stati in cui pure si esercitò il colonialismo italiano. Sarebbe opportuno al contrario intervenire nelle ex colonie per favorire la loro riorganizzazione ed il miglioramento delle condizioni di vita dei loro abitanti. Questo sarebbe certamente il modo migliore per attenuare la pressione dell’immigrazione che proprio da quei Paesi mira ad arrivare al nostro quale più familiare tra tutti gli altri, sia per lingua che per tradizioni.
    Risulta difficile accettare l'inerzia rispetto alla gravità delle condizioni in cui versano i Paesi dell’ex A.I.O. del 1938, mentre si china la testa dinanzi al Colonnello Gheddafi, ma addirittura rigettare in mare i profughi di quei Paesi evitando di accertarne il diritto all’asilo secondo i principi del Trattato di Ginevra sui rifugiati del 1951 al quale l’Italia ha aderito.
    Tutti gli altri Stati che hanno avuto un passato da colonizzatori si sono fatti carico dei problemi dei territori occupati dopo il riconoscimento dell’indipendenza. Partecipando al colonialismo, l’Italia volle mostrare al mondo di valere quanto le altre grandi potenze, ma quando si è trattato di assumersi le responsabilità che il colonialismo comportava, l’Italia non solo non ha riconosciuto nessuna facility ai cittadini delle ex colonie al momento di adottare i flussi di lavoratori extracomunitari, ma addirittura ha elevato alle sue frontiere il muro dei respingimenti indiscriminati.

    Si richiede


  • che il Consiglio Comunale avvii un dibattito di tutte le forze politiche sul tema rivolto ad individuare soluzioni efficienti che renda effettivo un diritto oggi di fatto negato;

  • che la Giunta di San Giustino chieda ai Ministri competenti ed al Governo di farsi immediatamente carico di queste persone offrendo alla Libia il loro trasferimento in Italia;

  • di farsi garante del diritto d’asilo concedendo ai profughi di sbarcare nel nostro paese e di attivare procedura di riconoscimento della status di rifugiato;

  • di avviare un monitoraggio permanente in capo al Parlamento dell’applicazione dell’accordo bilaterale tra Libia ed Italia ed, in particolare, del rispetto dei diritti umani.


San Giustino, 21 luglio 2010

Il Consigliere
ROSSI GIUSEPPE

lunedì 26 luglio 2010

Hanno paura di noi

Riporto un bell'articolo tratto dal blog Metilparaben

Voi lo sapete, chi è un blogger?
Un blogger è uno qualsiasi, un individuo, un cittadino, che un bel giorno inizia a scrivere quello che pensa in un piccolo spazio (generalmente) gratuito che qualche provider gli mette a disposizione nel mare magnum di internet.
Possono volerci mesi, e talora anni, prima che qualcuno si accorga di lui: non è infrequente, quindi, che un blogger qualsiasi si ritrovi per un periodo di tempo indefinito a scrivere decine, forse centinaia di migliaia di battute con la consapevolezza che nessuno, nemmeno uno, le leggerà. Eppure continua, credendo -o sperando- nella possibilità che prima o poi le sue idee -quali che esse siano- possano raggiungere qualcun altro e, come si dice, germinare.
Nei casi più fortunati questo momento, lentamente, arriva: certo, ci vogliono fatica, rigore e fantasia; c'è bisogno di conquistarsi le visite una dopo l'altra, con pazienza e disponibilità, inventando ogni giorno un modo nuovo ed efficace per dire quello che si vuole dire e ogni giorno correndo il rischio di perdere tutti i propri lettori in un colpo solo per aver scritto una baggianata, per essersi lasciati sfuggire una considerazione superficiale, per non aver mantenuto lo standard di qualità al quale gli altri si sono ormai abituati. E soprattutto bisogna continuare, possibilmente sempre meglio, ché quelli che leggono i blog sono -per fortuna- esigenti di brutto, e basta un'inezia per perdere quel minimo di credibilità che si è acquisita con tanta dedizione.
Non che tutto questo serva al blogger per campare, ci mancherebbe: in molti casi non gli vengono in tasca che poche decina di euro ogni mese, ottenute a stento dalla pubblicità che vende sul blog senza neanche poter chiedere esplicitamente ai propri lettori, giacché non costa nulla, di cliccare tutti i giorni sui banner che sono sul blog, ché altrimenti gli inserzionisti si incazzano e gli portano via quei quattro soldi che ha pazientemente accumulato.
Fare il blogger, insomma, costa una gran fatica e non porta alcun guadagno. Lo si fa perché ci si crede: si crede -ingenuamente, dice qualcuno, aggiungendo più o meno esplicitamente che siamo dei poveri coglioni- che le parole di una singola persona, e la loro successiva rielaborazione da parte di quelli che le leggono, possano alla lunga cambiare qualcosina; e che quella cosina -magari minuscola- possa pian piano muoverne un'altra un tantino più grande, e poi magari un'altra ancora, e poi chissà.
Ciò premesso, accade continuamente che un blogger esprima le proprie opinioni, riporti delle notizie che trova scritte su un giornale, o più raramente che dia conto delle testimonianze che ha raccolto per conto suo; può ben darsi, naturalmente, che quelle opinioni ("secondo me il Vaticano ha protetto i preti pedofili"), quelle notizie ("pare che durante il Consiglio dei Ministri Berlusconi abbia detto...") e quelle testimonianze ("uno che è stato in carcere mi ha raccontato che...") non siano dimostrabili: ma poiché il blogger non è un editore -il che equivale a dire, tra l'altro, che non incamera i cospicui contributi statali che agli editori sono riservati- egli non possiede gli strumenti di verifica né le competenze legali di cui invece i giornali possono dotarsi.
Ed eccoci arrivati al dunque; il tanto discusso "ddl intercettazioni" contiene una norma che non è stata rimossa neppure dopo le liti feroci che hanno spaccato in due la maggioranza: una norma che costringe tutti i blogger a rettificare ciò che hanno scritto, su richiesta degli interessati, entro lo stringente termine di 48 ore dalla notifica, pena una sanzione di 12.500 (dicasi dodicimilacinquecento) euro.
Ebbene, proprio perché -come dicevo prima- col lavoro di blogger non si campa, può essere ben possibile che in quelle 48 ore il malcapitato abbia la necessità di fare tutt'altro: lavorare, per esempio, oppure litigare con la fidanzata, o cullare il figlio piccolo che sta mettendo i denti, o andarsene al mare, o dedicarsi alle altre consuete occupazioni che caratterizzano la vita degli esseri umani; potrebbe essere che il blogger abbia espresso un'opinione propria, non fondata su prove documentali ma piuttosto su ragionamenti, congetture, ipotesi; così com'è assai probabile, infine, che di fronte ad una richiesta di rettifica il disgraziato non disponga degli strumenti giuridici per verificare se essa sia fondata o si tratti semplicemente di un'intimidazione finalizzata a fargli ritrattare quello che ha scritto perché dà noia a qualcuno.
Sapete, allora, come andrà a finire?
Andrà a finire che la maggior parte dei blogger, temendo di dover sborsare cifre proibitive per togliersi lo sfizio di scrivere quello che pensano, e stanchi di doversi precipitare a pubblicare una rettifica ogni volta che glielo chiedono, la pianteranno là e si dedicheranno ad altre cose: e che gli altri, quelli che proprio non potranno fare a meno di esprimersi, vivranno in un perenne stato di tensione aspettandosi da un momento all'altro un'allegra raccomandata in cui un avvocato sconosciuto intima loro di rimangiarsi le proprie opinioni.
E sapete chi ci rimetterà? 
Ci rimetteranno coloro che frequentavano quei blog, perché evidentemente trovavano divertente, costruttivo e perfino utile leggere quello che c'era scritto e discuterne insieme.
Ci rimetteranno tutti quelli che non saranno più raggiunti dalle notiziole scomode per i potenti e dai ragionamenti fastidiosi per il regime che solo i blogger, svincolati come sono da qualsiasi considerazione legata al profitto, alla convenienza e alle amicizie che contano, si possono permettere di far circolare.
Ci rimetterà la partecipazione alla vita civile del paese, la circolazione libera delle idee, la grande opportunità che internet non si trasformi -come alcuni vorrebbero- un'altra televisione, ma rimanga uno spazio di discussione, confronto e dibattito autenticamente libero.
Forse non è tanto vero, allora, che i blogger sono degli idealisti un po' coglioni; forse non è vero che le cose non si possono cambiare dal basso, con pazienza, parola dopo parola, aggregando una persona dopo l'altra a un'idea, un progetto, una finalità comune.
Perché se così fosse, se quello di cui i blogger si occupano fosse solo fuffa senza corpo né sostanza, allora non cercherebbero di metterli a tacere in questo modo.
La verità, quella vera, è che hanno paura di noi.
---
Grazie a Daniele per il costruttivo confronto.

I costi della politica

Ecco il compenso di un consigliere comunale di San Giustino per il semestre gennaio-giugno del corrente anno. Ai 127,34 € sono da aggiungere 17,92 € per rimborso spese di viaggio. 





In questo modo almeno i lettori di Lamademocratica possono conoscere i costi della politica, al di là delle cifre ridicole che si sono lette sui giornali delle scorse settimane. Per fortuna, comunque, con le prossime elezioni si provvederà a ridurre il numero dei consiglieri comunali: a San Giustino saranno 16 e non più 20. Un bel risparmio!


Rossi Giuseppe

L’inferno esiste, è una prigione in Libia

La storia di Mohamed, somalo in fuga da una guerra civile. Il viaggio attraverso l’Etiopia, il Sudan, il Sahara. In Libia l’arresto. “A Ganfuda ci hanno torturati. Hanno stuprato le donne”. Cinque mesi di detenzione, “poi ho pagato per la mia libertà”


di Fabrizio Ricci su http://www.rassegna.it


PERUGIA - Prima di tutto una premessa è dovuta al lettore: se la storia che è qui raccontata si fosse svolta due mesi più tardi, il finale sarebbe stato quasi certamente molto diverso e questa stessa intervista probabilmente non sarebbe mai stata scritta. Questo perché la storia di Mohamed, profugo somalo di 32 anni, sbarcato a Portopalo in Sicilia nel marzo 2009 e poi accolto nel nostro paese con diritto di asilo, è una delle ultime di questo genere ad avere un finale certo e – se così si può dire – positivo. Due mesi più tardi infatti, nel maggio 2009, il governo italiano ha avviato la pratica dei respingimenti verso la Libia dei barconi carichi di migranti fuggiti dai propri paesi di origine. Paesi come la Somalia, da cui proviene Mohamed Abdinor Abdikadir, attualmente ospite del centro per rifugiati politici del Comune di Perugia.
Mohamed, perché hai deciso di lasciare il tuo paese? Non ho affatto deciso di lasciare il mio paese. Sono dovuto fuggire una notte del giugno 2008 da casa mia a Mogadiscio, perché volevano ammazzarmi. Sono scappato dopo che alcuni uomini del gruppo fondamentalista al-Shabab, collegato ad al-Qaeda, hanno aperto il fuoco contro le mie finestre. Avevano kalashnikov, bombe a mano e non so cos’altro. So solo che sono fuggito dalla finestra correndo in preda al terrore. 




domenica 25 luglio 2010

Un altro modo di stare con gli anziani

Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha reso noto il rapporto sulla non autosufficienza, una condizione che riguarda principalmente gli anziani. I dati e le proposte contenuti sono di un certo interesse. L’inesorabile invecchiamento della popolazione italiana spinge a risposte innovative. Il rapporto ministeriale cerca di farsene carico. Tuttavia c’è qualcosa che, in un troppo affrettato dibattito nazionale sulla non autosufficienza, e più in generale sulla "questione anziana", resta non considerato. Qualcosa che riguarda i numeri, le proiezioni della disabilità, i costi, l’offerta dei servizi sociali e sanitari. Più in generale attiene al livello della nostra società. Si afferma, in sostanza, che l’invecchiamento della popolazione, a causa della non autosufficienza, andrà a incidere in modo determinante sulle spese sanitarie. Gli anziani non autosufficienti sarebbero destinati a costituire un peso (economico e non solo) per la società.


Ma questo ragionamento, oltre a non essere giusto, non è del tutto vero. Nel 2051, secondo le proiezioni Istat, le persone dai 65 anni in su saranno in Italia il 34,5% della popolazione. Oggi sono 12 milioni e duecentomila, nel 2050 saranno più di 20 milioni. La percentuale delle persone non autosufficienti avrà lo stesso tasso di crescita? Certamente no. Sta qui la prima contraddizione della ingannevole equazione "più anziani - più disabilità - più costi". Gli studi hanno mostrato che, con i progressi della medicina, all’aumento degli anni di vita non corrisponde necessariamente una perdita di autosufficienza, come poteva essere in passato. Ciò significa che le spese non sono destinate a duplicarsi in modo automatico. Per gli anziani il problema più che le risorse (quelle sono sempre scarse) è il livello di organizzazione sociale e dei servizi. Qui l’Italia è in ritardo. Si dovrebbe parlare non di ridotte risorse economiche, ma di mancanza di idee e di scarsezza di modelli innovativi di intervento nei confronti di una popolazione che si modifica. Servono idee nuove per rispondere a problemi nuovi. Non si possono riadattare le soluzioni di ieri.


Un esempio internazionale: la Danimarca trent’anni fa, con una politica lungimirante e coraggiosa, ha smesso di costruire nuovi istituti per anziani e ha spuntato sui servizi a domicilio e su modalità di intervento attive. Non è migliorata soltanto la qualità della vita degli anziani – che restano a casa loro e sono seguiti – ci si è avvicinati anche alla "impossibile" quadratura del cerchio: offrire buoni servizi con una riduzione, in venti anni, di ben il 10% della spesa destinata alla cure a lungo termine. Curare gli anziani a casa conviene a tutti.


Un esempio italiano: la Comunità di Sant’Egidio ha realizzato a Roma un servizio che è accanto agli anziani tutto l’anno, specialmente nei momenti critici, come in questa estate rovente. L’intera popolazione ultra75enne di due quartieri del centro storico viene seguita, con un sistema di visite domiciliari, telefonate e interventi. Il Programma si chiama, emblematicamente, "Viva gli Anziani!". In sei anni ha dimostrato che si possono aiutare gli anziani a stare molto meglio nella loro casa e nel loro quartiere. I costi sono molto contenuti: 50 centesimi al giorno ad anziano. I risultati sono notevoli: si è registrato un risparmio considerevole sui ricoveri in ospedale, in Rsa, e persino sulle richieste di assistenza domiciliare. Non sarebbe il caso di diffondere in modo capillare servizi di questo tipo? Si risparmia oggi e non si ipoteca il futuro. Con le risorse già disponibili bisogna fare scelte legate alla cura a casa. Anche per dire con convinzione che gli anziani sono una risorsa e non un costo. E per guardare con speranza al futuro.


Marco Impagliazzo su Avvenire del 22 luglio 2010

sabato 24 luglio 2010

La lenta agonia del servizio civile

Per il 2011 il Governo stanzia 125,6 milioni di euro a fronte dei 170 disposti sia per il 2009 che per il 2010. Diminuiscono così coloro che sono avviati a fare attività utili.


Venti milioni di euro per corsi di formazione ai giovani da parte delle Forze armate. E’ il contenuto di un emendamento alla manovra finanziaria (il progetto era già in discussione in un disegno di legge al Senato) che prevede tre settimane "formative" in caserma per tutti i giovani che lo desiderino.L’appello alla mobilitazione contro questo investire sulla “formazione militare” dei giovani italiani arriva dalla Tavola della pace («Bella educazione... E intanto si tagliano i fondi a scuola e università»). Nel mentre, il servizio civile rischia il tracollo per mancanza di risorse economiche sebbene il suo valore formativo sia ribadito dalla legge 64/01.   
    
Tagli. Per il 2011 la cifra stanziata per il servizio civile risulta essere di 125,6 milioni di euro, a fronte dei 170 milioni disposti sia per il 2009 che per il 2010. Di conseguenza diminuisce il numero di persone che potranno essere avviate al servizio: quest’anno 24.747 secondo i dati forniti dall’Ufficio nazionale servizio civile, un numero decisamente minore rispetto ai 30.377 avviati al servizio civile nel 2009, ai 27.011 del 2008 e ai 43.416 del 2007. Le previsioni dell’Ufficio nazionale per il servizio civile (Unsc) parlano di non più di 15.000 giovani che potranno essere accettati nel 2011. Tutto ciò,  a fronte di 69.700 volontari richiesti dalle varie strutture del territorio italiano all'Unsc. 

venerdì 23 luglio 2010

No al comma “ammazza-blog”: l’appello.

Lamademocratica aderisce all'appello per evitare che il decreto "intercettazioni" ricada sui siti informatici, in particolare sui blog.
Pare del tutto sensato distinguere una pagina online come questa da una testata giornalistica.
Qui a fianco il teso della petizione e il link per sottoscrivere. Fatelo!

Veltroni prepara il ritorno in campo. In un libro il suo nuovo Lingotto

L’uscita prevista per fine anno. L’ex segretario tornerà a parlare anche delle sue dimissioni
Basta romanzi, almeno per ora. Walter Veltroni è tornato all’attività politica a pieno ritmo da tempo, lo shock delle dimissioni è lontano, ormai. Per il momento, il suo impegno è rimasto confinato soprattutto ai temi della legalità. Ma anche al varo di Democratica, la scuola di politica di cui è presidente. L’ex segretario del Pd, però, ha in programma anche altro. In queste settimane, infatti, sta lavorando in gran segreto alla preparazione di un libro-intervista, la cui pubblicazione sotto le insegne di Rizzoli è prevista per la fine di quest’anno o, al più tardi, per l’inizio del 2011. Appena in tempo, insomma, per riportare in campo le proprie idee nel caso in cui la situazione interna alla maggioranza dovesse effettivamente precipitare, portando il paese a elezioni anticipate nella prossima primavera.
D’altra parte, l’ex leader dem farebbe fatica a partecipare in questi giorni a un dibattito politico che va chiaramente in direzione opposta rispetto al progetto che a sua tempo aveva declinato al Lingotto. Non si tratta solo di un Pd che stenta a mettere in campo un’identità chiara e un progetto politico autonomo. È l’intero sistema politico che tende a disgregarsi, allontanandosi dalla tendenza bipartitica che lo stesso Veltroni prospettava e che era stata avviata con la nascita del Pd, da una parte, e del Pdl, dall’altra. E non è un caso che si torni a parlare di una legge elettorale proporzionale come primo atto della “terza repubblica” post-berlusconiana. L’ex segretario è certamente più vicino all’idea prospettata da Goffredo Bettini di un “grande Pd”, all’interno del quale troverebbe posto anche Vendola. Un partito che tornerebbe a guardare al futuro, nei contenuti e nelle liturgie della politica, oltre che in una classe dirigente rinnovata.
Proprio in questo senso, si può leggere l’impegno di Veltroni all’interno di Democratica. Non una corrente, come chiarito sin dall’inizio, ma certo uno strumento utile a rielaborare una posizione riformista su vari temi politici, anche non di stretta attualità. Ne è un esempio il seminario di Bertinoro del prossimo fine settimana, sul rapporto tra religioni e politica. Ma è già pronto anche il programma autunnale della scuola: tre mesi di appuntamenti settimanali su federalismo fiscale, lavoro, rapporto tra economia globale e locale, istruzione, Europa, 
green economy, legalità, ecc. Una sorta di palestra a trecentosessanta gradi per una nuova classe dirigente.
Veltroni si sta muovendo nella stessa direzione. Per preparare il suo nuovo libro, sta cercando di raccogliere le idee più innovative, soprattutto in campo economico, per aggiornare la piattaforma del Lingotto. Ma da lui ci si aspetta anche qualcos’altro. Se guardare al futuro è quello che gli piace di più e che gli riesce meglio, stavolta dovrà anche tornare inevitabilmente sul suo passato: a chiederglielo è soprattutto chi lo ha seguito con più fiducia nel suo cammino alla guida del Pd e che fa ancora fatica a riassorbire il trauma delle sue dimissioni, ultimo atto di una fase discendente iniziata dopo la sconfitta elettorale. Senza sciogliere quel nodo, difficilmente riuscirà a recuperare il loro consenso. È lui il primo a saperlo, con la consapevolezza che sarà il capitolo più difficile da scrivere.