di MA. GE./ F.L. Ignazio Marino è in campo per la segreteria del Partito democratico. Smessi i panni da medico ieri sera, dopo un trapianto di fegato, ha detto all’Unità: «Stamattina ho operato a Verona. La signora si è svegliata, mi ha parlato, l’intervento è riuscito. Oggi è una grande giornata per ricominciare, per cominciare un’avventura politica che in questi giorni in tanti mi hanno chiesto di fare. Non ho paura, provo la stessa sensazione vissuta tante volte nella vita prima di un intervento chirurgico che non avevo mai fatto. Ma anche la stessa determinazione».
Il senatore del Pd stasera sarà alla festa democratica di Roma e spiegherà in oltre due ore le ragioni di una scelta. Una scelta maturata a lungo che ha avuto in questi giorni un primo passaggio nel manifesto scritto fuori da una sala operatoria. «Ci sono tantissime forze nel paese che hanno davvero voglia di esprimersi- dice-. Ho ricevuto in queste settimane migliaia di messaggi. Ci sono persone che vogliono impegnarsi e che non lo farebbero se non trovassero un vero simbolo di rinnovamento».
Marino, che sta per raccontare molto di sé in un libro che uscirà in settembre per Einaudi, non è solo l’uomo della visione laica della bioetica, lui cattolico. Nient’affatto. «Ho sempre considerato il partito non un fine, ma un mezzo -sottolinea- Nel mio manifesto, scritto fuori da una sala operatoria, ho indicato quali sono le cose per cui mi voglio battere: la laicità, certo, la meritocrazia, la scuola. Noi dobbiamo essere il partito dei talenti, che finalmente realizzi una vera riforma della giustizia, che si batta per il rispetto delle regole, a tutti i livelli. Sono per la trasparenza e per un partito aperto».
Il senatore era al Lingotto e lì è stato sommerso dagli applausi con la sua citazione del Vangelo di Matteo. L’idea che era in lui è diventata allora progetto di tutti. E adesso con quello stesso linguaggio dice, «Io ci sono». L’uomo in più, il vero outsider di questa corsa congressuale. Che da chirurgo prestato alla politica ha deciso di sfidare i candidati già in campo e il bipolarismo Franceschini-Bersani a cui sembrava destinata al corsa congressuale. Sarà il terzo solo in ordine di tempo, anche se il pressing, da una parte e dell’altra, perché si tirasse indietro è stato fortissimo.
Ci sono i «piombini», con lui. La decisione l’ha comunicata a loro per primi, uscito dalla sala operatoria - un giorno a settimana continua a dedicarlo ai pazienti -, nell’ospedale Megrar di Valpolicella, in provincia di Verona, dove li ha convocati. C’erano Pippo Civati, Marta Meo, Pierfrancesco Maiorino, ex segretario dei Ds di Milano. «Io e Civati siamo ai due lati del ponte - conclude-. Facciamo un passo nella direzione dell’impegno personale. Bisogna che le persone che credono in noi facciano un passo nella nostra direzione andando questa settimana a tesserarsi. Con migliaia e migliaia di tesserati, partiremo insieme per questra avventura».
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