
Mi ha suscitato soprattutto amarezza la sentenza (ideologica) della Corte europea dei diritti dell'uomo che condanna lo stato italiano perché i crocefissi nelle aule scolastiche violerebbero il “diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”, essendo lesivi della “libertà di religione degli alunni” (!?).
Mi piacerebbe richiamare quanto statuito da un'altra Corte - forse più adatta ad intervenire in materia -, la sesta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza numero 556/2006 del febbraio 2006:
[Il Crocifisso] è un segno che non discrimina ma unisce, non offende ma educa: fuori dalle chiese, in un ufficio pubblico come può essere una scuola, il crocifisso resta un riferimento alla fede per i cristiani, «ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata e assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile e intuibile (al pari d'ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono e ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile». Ovvero «tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, riguardo alla sua libertà, autonomia della coscienza morale nei confronti dell'autorità, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione». Valori che «hanno impregnato di sé tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano». In questo senso «il crocifisso potrà svolgere, anche in un orizzonte "laico", diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni».
C'è chi vede nella sentenza "Lautsi c. Italie" del 3 novembre 2009 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo segna il passaggio alla forma diretta (il divieto) dell'avversione al cristianesimo.
I giudici di Strasburgo – dando ragione a una cittadina italiana di origine finlandese – hanno affermato che l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche italiane viola i diritti dei due figli della signora Lautsi, li «perturba emozionalmente».
Ove tornasse in Finlandia, la signora Lautsi dovrebbe chiedere al suo Paese natale di cambiare la bandiera nazionale, dove come è noto figura una croce, con quale perturbazione emozionale dei suoi figlioli è facile immaginare.
Basta questa considerazione paradossale per capire come, per qualunque persona di buon senso, la croce a scuola o sulla bandiera non è uno strumento di proselitismo religioso ma il simbolo di una storia plurisecolare che, piaccia o no, non avrebbe alcun senso senza il cristianesimo.
In conclusione, come ha detto qualche commentatore, la sentenza della Corte di Strasburgo, suscita più amarezza che scandalo, perchè Gesù non ha garantito ai suoi seguaci la vittoria in campo sociale e politico. Certamente amareggia la miopia di certi menti che di autodefiniscono illuminate.

Alla vignetta di Giannelli l'ultima parola....
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