martedì 23 febbraio 2010

Dal tabacco celle solari fotovoltaiche



I coltivatori di tabacco in Umbria sono preoccupati per la continuità della loro attività, ma forse oltre che finire nei sigari e sigarette il loro prodotto potrebbe avere anche altri redditizi impieghi.

Ora che sul versante delle energie rinnovabili anche in Umbria sembra che sia in atto una “rivoluzione” culturale e produttiva, molti cominciano a pensare che quando si tratta di efficienza energetica non c‘è ancora nessun sostituto migliore a milioni e milioni di anni d’evoluzione della natura. Per costoro la notizia fornita dagli scienziati dell’Università della California, Berkeley, che si sono rivolti alla natura per ottenere progressi nel campo del fotovoltaico, potrebbe essere un’occasione da approfondire e sviluppare.  I ricercatori, infatti, hanno utilizzato le piante di tabacco, infettate da un virus geneticamente modificato, per la produzione di elementi artificiali con proprietà fotovoltaiche e fitochimiche cercando di imitare perfettamente i sistemi per raccogliere la luce del sole.


Le piante contagiate sono state i
ndotte a produrre cromofori artificiali, minuscole strutture che convertono la luce solare in elettroni ad alta potenza; nelle molecole biologiche che servono per catturare o rilevare l’energia della luce, il cromoforo è la frazione che provoca un cambiamento conformazionale della molecola quando colpita dalla luce. I cromofori crescono uno sopra l’altro fino a disporsi in barre di poche centinaia di nanometri.  Per arrivare alle unità sintetiche gli scienziati hanno raccolto e tritato le piante; quindi hanno estratto le strutture, disciolte in una soluzione liquida e quindi spruzzata su un substrato in vetro o plastica rivestito con le molecole che ne assicurino il fissaggio.


Il lavoro costituisce 
un importante passo avanti della ricerca in direzione di dispositivi solari biodegradabili, che non abbiano bisogno di sostanze tossiche nel processo di produzione, adatte a quella al modello consumistico usa e getta di cui il mondo sembra non riuscir a fare a meno.

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