domenica 28 febbraio 2010

IL PRIMO MARZO DEGLI IMMIGRATI E DI TUTTI GLI ITALIANI -



Personalmente non amo lo sciopero. E' questione di formazione, di carattere personale, di metodo. E perchè spesso non serve. Ma a volte uno sciopero è necessario. Lo sciopero dei lavoratori stranieri indetto per domani dal gruppo Primomarzo è importante per tutti. Quando domani il popolo del 1 marzo si sveglierà sarà un popolo meticcio. Sì perché non solo gli stranieri, ma tutti gli italiani sono responsabilizzati a partecipare a questa giornata detta di sciopero degli immigrati, ma che in realtà riguarda tutti i lavoratori. Infatti, come più volte sottolineato da Stefania Ragusa, presidentessa del Comitato Primo marzo 2010, promotore dell’iniziativa, «vogliamo far capire che sono a rischio i diritti di tutti».

Dopo i fatti di Rosarno è diventata evidente agli italiani la grave condizione di sottomissione e schiavitù in cui versano questi lavoratori, ma anche che risorsa essi rappresentino in questo momento di crisi per le piccole e medie imprese nostrane, che sfruttano la loro condizione di “non cittadini”, per imporre condizioni di vita e di lavoro altrimenti insostenibili.

Situazione questa che non solo offende i principi di uno stato democratico, ma che concorre ad abbassare il costo del lavoro di tutti i lavoratori. E’ quindi ormai chiaro come la violazione dei diritti fondamentali degli individui danneggi l’intera società. E’ anche per questo che oltre a sitin, manifestazioni e dibattiti in cui in molte città italiane gli immigrati saranno invitati a parlare, domani, molti di loro parteciperanno ad uno sciopero dagli acquisti e dal lavoro.

«Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno?», si chiede il gruppo Primomarzo nato su Facebook e cresciuto fino a 11 mila iscritti da un’iniziativa analoga sorta in Francia. Lo scopriremo domani. All’evento hanno annunciato il proprio appoggio Pd, Prc, Socialisti e Sinistra, Ecologia e Liberta’.

Molte, come detto, le iniziative: a Roma si terra’ una manifestazione a piazza dell’Esquilino dalle 13 alle 17, a Firenze sciopero di molte categorie del lavoro e alle ore 17 manifestazione da P.zza dei Ciompi a P.zza ss.Annunziata, dove si terranno spettacoli, a Torino alle ore 17 inizierà un presidio alla stazione Porta Nuova, a Napoli un corteo sfilera’ dalle 9.30 da piazza Garibaldi a piazza del Plebiscito e a Palermo un altro corteo alle 16 raggiungerà la Prefettura da piazza Bologni.



Anche a Città di Castello è prevista una iniziativa: ecco la locandina (segnalata da Jaska su Facebook) 




A completamento di questo post, riporto il contributo di Fabrizio Gatti (già noto per il suo reportage a Lampedusa e in Puglia), così come compare nel sito del gruppo Primomarzo



I miei compagni di classe alla scuola materna dicevano che non dovevo parlare con Elio. Eravamo bambini di quattro e cinque anni. Elio aveva un cognome lombardo, era discendente di una famiglia lombarda da generazioni. Ma aveva una colpa per la quale doveva essere escluso dai nostri giochi: Elio abitava con i terroni.

Elio viveva in un caseggiato malmesso affacciato su un cortile polveroso. E i suoi vicini di casa erano famiglie di calabresi, siciliani, campani che si ammassavano nei bilocali senza bagno, una porta e una sola finestra in cambio di un lavoro come manovali, addetti alle pulizie, i più fortunati come operai nell'industria. Era il 1970 e Milano e la sua provincia avevano tre categorie di abitanti. C'erano i lombardi, baluardo dell'operosità e dell'onestà. C'erano i terroni del Nord, veneti e friulani, bravi, eh, onesti pure loro, ma non mancavano le suore e i parroci che mettevano in guardia i teenager del posto, mai fidanzarsi con venete e friulane che, si sa, sono ragazze di facili costumi. Poi c'erano i terroni terroni: quegli incoscienti che fanno figli come conigli, non sanno nemmeno parlare l'italiano, non si lavano, anzi puzzano, Dio santo come si fa a vivere così, tengono le galline in cucina, piangono miseria, affitti la casa a uno di loro e te la ritrovi piena di gente, in Comune hanno sempre la precedenza nelle liste per le case popolari, per i libri a scuola, non hanno voglia di lavorare e lo Stato li premia, sono mafiosi, rubano, violentano le donne, guarda le loro mogli, si vestono di nero e le vecchie sono obbligate a portare il velo, ma come si fa, sono così diversi da noi, mica possiamo accoglierli tutti questi terroni, non siamo razzisti per carità, ma perché non li aiutano a casa loro? Quei discorsi, respirati dai bambini, avevano condannato Elio all'esclusione. Perfino lui che era lombardo.




Ma oggi, quarant'anni dopo, quell'insulto, terrone, è praticamente scomparso. Chi fa più caso all'origine geografica di un cognome o di un nome? È bastata una generazione per cancellare gli effetti di questa segregazione. E grazie a quell'immigrazione interna dal 1970 l'Italia, la sua industria, la sua economia, la sua cultura, hanno potuto crescere. Adesso la sfida è la stessa: costruire una nuova unità, una nuova ricchezza del Paese. La sfida è mettere la generazione dei nostri figli nelle condizioni di considerare normale la differenza di pelle, di nome, di religione, al punto da non considerarla più una differenza. Ci vorrà tempo. Forse, come per il piccolo Elio e per tutti noi ex terroni, ci vorrà un'intera generazione. Ma le fondamenta perché questo avvenga dipendono da quello che noi facciamo oggi.


La segregazione tra italiani e stranieri è ancora feroce, ma il sistema xenofobo che l'ha voluta si avvia alla decomposizione. Non ha futuro. Il sistema di potere che l'ha prodotto è già morto, sta marcendo nel cancro delle tangenti, nelle complicità con la mafia, nella parodia dell'onestà e della buona amministrazione che dal 1994 in poi ha diviso l'Italia e l'ha ridotta al cadavere che è. Il capolinea di tutto questo è il 2013, forse anche prima. Poi ci sarà il vuoto. E tutti noi, cittadini onesti, che non ci riconosciamo nel marciume della corruzione, abbiamo l'obbligo di riempirlo. Anche semplicemente con la nostra presenza, con le nostre piccole azioni quotidiane. Ecco perché le manifestazioni di lunedì primo marzo sono un'occasione importante per esserci, per pretendere un Paese diverso, per rendere possibile una nuova unità nazionale dove la libertà di esistere non dipende dal passaporto del luogo dove ciascuno di noi è nato ma dallo Stato, dalla città, dal quartiere dove ora vive. Esserci è un dovere di solidarietà nei confronti di Ion Cazacu, ingenere e muratore, padre di due bimbe, bruciato vivo dal suo datore di lavoro. È un dovere nei confronti dei braccianti presi a fucilate a Rosarno. Ma è anche l'unico, ultimo mezzo che ci resta per far sapere che in questa Italia in cui la criminalità organizzata siede in Parlamento tutti noi, cittadini onesti, oggi siamo stranieri.


(Fabrizio Gatti parteciperà alle manifestazioni di Milano)

4 commenti:

Massimiliano Manfroni ha detto...

Caro Giuseppe
innanzi tutto ti ringrazio per l'invito a commentare il tuo post. Sostanzialmente per essere breve e senza cadere in banalita o frasi retoriche, ti dico che condivido tutto quello che dici, questo perchè ormai in Italia la condizione del migrante è diventata sempre meno tollerata e sempre più penalizzata, vorrei sgomberare il campo che personalmente non faccio distinzione tra cittadino italiano e migrante, se esiste una condizione di disagio occorre intervenire in maniera del tutto slegata da questi parametri. Siccome le condizioni di disagio aumentano in periodo di recessione economica (abbassamento del potere d'acquisto, difficile riqualificazione o occupazione etc), dicevo, siccome in tempi di crisi le difficoltà si acuiscono è sconcertante e difficile da sopportare come parti politiche fondamentali che soastengono questo Governo cercano di acuire la guerra fra ultimi.
L'individuazione del migrante come male da correggere nella nostra società è la campagna politica permanente di un partito come la Lega Nord! Da qui derivano leggi vergogna che per la prima volta in Italia (dalle leggi raziali) mettono in una condizione di illegalità l'essere umano, ovvero sono riusciti a dichiarare la clandestinità come una condizione sociale e non una condizione legale, è come riconoscere al ladro un ruolo sociale prestabilito! Quindi vengono sancite misure forti con i deboli e deboli con i potenti (leggittimo impedimento).
Bene fanno i lavoratori migranti a pretendere i loro diritti, ma non solo per loro, ma per tutti coloro che la crisi la stanno vivendo e pagando sulla propria pelle (quindi italiani compresi), oggi queste iniziative vengono fatte per richiamare l'attenzione sul popolo migrante che ogni giorno in maniera del tutto penalizzata manda avanti il nostro paese, ma sarebbe auspicabile che tutte le categorie dei lavoratori prendessero coscienza che la battaglia dei migranti è una battaglia di tutto il mondo del lavoro e non solo quella di cittadini di serie B che di fatto sono!
Quindi io sostengo con forza questa iniziativa, come uomo, come cittadino e come Assessore alle Politiche dell'integrazione e del Lavoro del nostro Comune!
Grazie per lo spazio.
Saluti
Massimiliano Manfroni
Assessore Politiche Sociali Comune di San Giustino.

edit ha detto...

Ringrazio l'Assessore Manfroni per il suo commento, che ha arricchito la riflessione proposta.
Dispiace comunque che nelle televisioni nazionali ancora una volta alcune notizie proprio non pasino: ho seguito il tg3 umbria delle 14.00 e stasera mi sono rimpallato dal tg4 di Emilio Fede al tg5. Finora di questa iniziativa non se n'è data alcuna informazione.
Orbene, non so se la partecipazione possa essere stata massiccia o magari poco numerosa, ma il tema va affrontato.
Emerge di nuovo l'esigenza di una riforma profonda del sistema di informazione italiano e, per fortuna, anche oggi emerge il ruolo del web come canale d'altra informazione (diciamolo pure: quella libera...).
Grazie di nuovo all'Assessore: l'invito al commento è sempre valido e per tutti!

edit ha detto...

Ops! contrordine: il Tg5 trasmette adesso un bel servizio, con varie indicazioni sull'economia che regge sul lavoro degli "stranieri"...

maurizio ha detto...

Gli uomini sono tutti uguali!Non deve esistere discriminazione e sfruttamento!Non mi piace la tolleranza ma il diritto;il diritto di ogni uomo ad essere parte attiva nella società,di vivere con serenità,di far crescere i propri figli da uguali e non da discriminati.Sono favorevole al reddito sociale,alla integrazione dal basso ,alla solidarietà tra le persone ,alla semplicità e serenità della vità.Ogni bambino,ogni donna ,tutti gli uomini hanno diritti,lottiamo per difendere la democrazia e la vita!